Spunta la truffa dello champagne: raggirato un noto imprenditore

Un 26enne di Casacanditella mette in vendita sul web 58 bottiglie di Dom Perignon e altri vini pregiati: poi si fa versare 5mila euro sul conto ma non effettua la consegna. La vittima: «Così mi ha ingannato»
CHIETI. Compra champagne su internet e versa più di cinquemila euro sul conto corrente di un giovane di Casacanditella. Ma a casa non riceve neppure una delle 58 bottiglie di Dom Perignon e di altri vini pregiati che è convinto di aver acquistato a un prezzo vantaggioso. È la trappola in cui è caduto un noto imprenditore umbro di 36 anni, vittima del raggiro ordito – secondo la procura di Chieti – da Emanuele Di Pasquale, che di anni ne ha 26, rinviato a giudizio dal gup Luca De Ninis su richiesta del pm Giancarlo Ciani (ieri mattina l’accusa era rappresentata in aula da Giuseppe Falasca). Il processo inizierà il 19 aprile del 2023 davanti al tribunale di Chieti: l’imputato, difeso dall’avvocato Federica D’Angelantonio, è accusato di truffa aggravata.
«Il 17 novembre del 2020», ha raccontato la vittima davanti ai carabinieri, «controllando il sito Subito.it, sono stato attratto da un annuncio relativo alla vendita di bottiglie “Dom Perignon Magnum 2009 astucciato”. Tramite il contatto della piattaforma, ho chiesto al venditore quante bottiglie avesse a disposizione. Il giorno successivo mi ha risposto comunicandomi che, in quel momento, poteva fornirmene 7 dell’anno 2018 e 6 dell’anno 2019. Per l’acquisto in blocco, ho proposto la somma di 1.300 euro, che è stata accettata dal venditore. Quest’ultimo mi ha inviato subito il suo Iban per il versamento, oltre al suo numero di telefono con l’obiettivo di avere un contatto più celere. Io ho provveduto immediatamente a effettuare il bonifico sul conto corrente intestato ad Emanuele Di Pasquale».
Ma il racconto del raggiro non finisce qui. «Nel frattempo, sempre il venditore mi ha riferito che suo nonno era proprietario di una piccola enoteca e aveva delle rimanenze. Essendo io un appassionato di vini, gli ho chiesto di vedere le foto delle bottiglie. Il giorno successivo, Di Pasquale mi ha comunicato che le bottiglie acquistate erano in procinto di partire e, al tempo stesso, mi ha inviato altre foto dei vini a sua disposizione. Controllando le immagini, ho notato delle ottime soluzioni e, a quel punto, abbiamo contrattato l’acquisto di 3.800 euro di vini pregiati per un totale di ulteriori 45 bottiglie. L’indomani ho effettuato il pagamento tramite bonifico bancario, versando il denaro sullo stesso Iban comunicatomi in precedenza». E qui sono cominciati i problemi. «Dopo varie conversazioni, il 23 novembre Di Pasquale mi ha informato che il corriere sarebbe passato da lui in giornata e che, molto probabilmente già il giorno successivo, avrebbe raggiunto la mia abitazione. Dopo quella data, ho provato più volte a contattare il venditore, ma non ho ricevuto risposta: sia il numero di telefono che Whatsapp risultavano cessati».
Dai successivi accertamenti dei carabinieri è venuto fuori che l’utenza utilizzata per raggirare l’imprenditore era intestata a un pakistano, residente a Milano ma irreperibile. Il resto è storia recente: la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura, l’udienza di ieri mattina, la costituzione di parte civile dell’imprenditore, assistito dall’avvocato Emanuele Damiani, che chiede 8mila euro di risarcimento danni.
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