Spuntano altre gallerie sotto il buco di via Herio

Si tratta di una rete di cunicoli a 8 metri di profondità sopra quelli già consolidati Lo Speleo Club ne chiede l’esplorazione per evitare altri sprofondamenti stradali
CHIETI. «Il rischio è che voragini come quella che si è aperta improvvisamente in via Herio tornino a ripresentarsi altrettanto improvvisamente». Non vuole fare allarmismo il presidente dello Speleo Club Chieti, Fabrizio Di Primio, ma ci tiene a che non si dimentichi quanto avvenuto in passato, perché solo così si riuscirà a evitare altri sprofondamenti. Le voragini di via Herio, infatti, sono molto più frequenti di quanto si pensi. L’ultima si è aperta nel 2015, poco distante da quella della scorsa settimana. Il motivo di tale frequenza non si trova nella rete di gallerie della vecchia cava di arenaria che è stata consolidata appena dopo il Duemila. La causa è, invece, un’altra rete di cunicoli che si snoda tra quella consolidata e il piano stradale. È quanto sostiene lo Speleo Club che nel 2007 ha pubblicato sul notiziario dell’associazione gli esiti di una serie di studi e ricerche effettuate sotto via Spaventa e via Herio. «Sono state ricerche geologiche supportate da indagini con Geo radar e indagini gravimetriche», sottolinea Di Primio, «sono state condotte esplorazioni nel labirinto di gallerie in arenaria ed è stato fatto il rilievo topografico, il tutto corredato da una dettagliata ricerca storica». Si scopre, infatti, che i crolli e gli abbassamenti del piano stradale avvenuti nei primi anni Duemila e negli anni intorno al 1970 erano stati preceduti da un grande sprofondamento datato intorno al 1893. Lo Speleo Club ha trovato negli archivi comunali una relazione tecnica che risale al 1893 firmata dall’ingegner Montalbetti, incaricato dal Comune di studiare l’accaduto. E già all’epoca si parlava di un ipogeo a circa 16 metri di profondità, costituito dai cunicoli della cava poi consolidati, e si parlava anche «dell’esistenza di un altro piano di gallerie, quelle soggette a crollo, a una profondità di 8 metri. Le stesse gallerie evidenziate dalle ricerche con Georadar. Riteniamo», conclude Di Primio, «che il crollo avvenuto sia dovuto alle situazioni critiche ancora presenti nelle gallerie del piano intermedio più vicine al piano stradale di cui non ci è stato possibile effettuare un’ispezione adeguata. Lo Speleo Club Chieti è sempre disponibile per questo tipo di attività e di collaborazione avendo tra i propri soci persone competenti in materia».
Intanto il Comune continua a chiedere alla Regione il milione di euro che toccherebbe alla città per il risanamento del dissesto idrogeologico.
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