Statua di Achille rubata Mistero lungo due anni

26 Marzo 2019

Non c’è traccia del simbolo della città portato via dal cantiere del Comune Le indagini sul furto in un vicolo cieco, ma una relazione svela le tracce dei ladri

CHIETI. È un mistero lungo quasi due anni. Da quando, durante le tre notti del ponte del Primo maggio del 2017, è sparita la statua dell’Achille a cavallo, simbolo dell’orgoglio teatino. Le indagini dei carabinieri, compreso il reparto speciale per la tutela del patrimonio culturale di Ancona, sono finite in un vicolo cieco. Sono rimbalzati nel vuoto anche gli appelli del sindaco Umberto Di Primio lanciati su “Chi l’ha visto”: «Se vedete la statua in qualche mercatino ditecelo subito». Ma della statua di palazzo d’Achille non c’è più traccia. È un’opera che non vale decine di migliaia di euro: l’Achille a cavallo, scolpito nel 1966 dall’artista Domenico Umberto Diano, ha un valore simbolico che “crolla” al di fuori dei confini di Chieti. Secondo gli esperti potrebbe valere al massimo duemila euro. Ma i ladri potrebbero aver pensato a un colpo grosso.
Fatto di bronzo, alto una sessantina di centimetri per un peso di poco meno di un quintale, l’Achille a cavallo era poggiato su una colonna romana di circa due metri davanti alla sede storica del Comune in piazza San Giustino interessata dai lavori di ristrutturazione dopo le lesioni provocate dal terremoto del 6 aprile 2009. Elmo, lancia nel pugno e scudo: così Achille dominava il centro della città. A volerlo lì, come un guardiano eccezionale schierato davanti alla casa dei cittadini, era stato l’allora sindaco Nicola Cucullo.
Quando, sabato 29 aprile di due anni fa, gli operai hanno lasciato il cantiere, la statua, avvolta in un telo di plastica di protezione, c’era ancora: a dirlo sono proprio gli operai al lavoro in quel periodo. La mattina del successivo 3 maggio, poi, la statua non c’era più. E come sono entrati i ladri nel cantiere del Comune? In base a una relazione in possesso della segreteria del sindaco, il cancello principale del cantiere, chiuso con «lucchetti resistenti», non presentava segni di effrazione: «Il cancello risultava integro». Dal cantiere non è stato portato via niente a eccezione di «una coppia di fasce» di tessuto ad alta resistenza utili per il carico del materiale con gru e verricelli: secondo la relazione, le bande potrebbero essere state «utilizzate con ogni probabilità per il carico e il trasporto a mano della statua». L’ipotesi è che i ladri, almeno tre o 4, saliti sulle impalcature, abbiano usato le fasce per staccare la statua dalla colonna e portarla via. Ma di sicuro erano persone che sapevano come muoversi: nella stessa relazione si parla di «impronte di scarpe da tennis di tre/4 tipologie» lasciate lungo un percorso di servizio in corrispondenza dei locali dell’ex diurno. Un percorso interno che pochi potevano conoscere. La relazione indica anche il possibile percorso usato dai ladri: via di accesso da un vicolo lungo corso Marrucino, poi, risalita fino al piano terra proprio dov’era posizionata la statua all’interno del cortile del Comune. La «probabile fuga», dice ancora la relazione, potrebbe essere avvenuta utilizzando una porticina di servizio del cantiere «apribile solo dall’interno con chiavistello» che dà direttamente su piazza San Giustino.