Statue, crocifissi e calici In inventario 16mila schede

11 Dicembre 2016

Conclusa la ricognizione del patrimonio storico-artistico dopo 12 anni di ricerche È costata 600mila euro. L’arcivescovo Forte: questi beni siano fruibili da tutti

CHIETI. Un patrimonio plurimilionario che va tutelato e valorizzato. L'arcidiocesi di Chieti Vasto ha realizzato l'inventario informatizzato dei suoi beni storici artistici: 16.328 schede e 18.000 immagini sono finiti in una banca dati accessibile a ciascun parroco attraverso password.

La catalogazione comprende beni mobili dichiarati di valore storico artistico e dunque inalienabili: si tratta di statue, crocifissi d'argento, sculture lignee e in pietra, calici, argenterie, quadri, che appartengono a 159 istituzioni religiose, ovvero per la stragrande maggioranza alle parrocchie e alla Curia. Quest'ultima, in particolare, è depositaria del Messale Borgia, considerato un capolavoro della miniatura fiorentina del sedicesimo secolo, un'opera che nel 2004 venne stimata 15 milioni di euro.

Per il resto non è possibile stimare il valore dei beni catalogati. Una copia dell'inventario, utile anche in caso di terremoto o altre calamità qualora si debbano individuare e riparare i beni, è stata consegnata dall'arcivescovo di Chieti Vasto, Bruno Forte (nella prima foto a destra) ad Anna Colangelo, funzionario della Sovrintendenza regionale delle belle arti, alla presenza di don Giuseppe Liberatoscioli (nella seconda foto a destra), direttore dell'ufficio beni culturali della diocesi, che ha coordinato i lavori. Per realizzare l'inventario sono stati necessari dodici anni ed una spesa di 600.000 euro, finanziata per 200.000 dalla Conferenza episcopale Italia con i fondi dell'8 per mille. «Siamo convinti che la custodia del patrimonio artistico, in questo caso di beni mobili dell’arcidiocesi» ha detto l’arcivescovo Forte «sia un servizio per la conoscenza di questi beni, per la fruizione non solo da parte delle nostre comunità ecclesiali ma dell'intera società civile che fa crescere tutti. In questo senso la collaborazione con la Sovrintendenza è stata preziosa, e fondamentale il sostegno della Cei a cui credo debba andare la gratitudine non solo nostra ma dell'intera comunità ecclesiale e civile. Archiviare questo patrimonio consente di valorizzare, preservare e renderlo fruibile a chi facendo ricerche con competenza può trarne stimoli, spunti che come sempre dalla rivisitazione del passato arricchiscono il presente».