Stellantis, altra cassa integrazione Ora i giorni di fermo salgono a 49

27 Giugno 2024

Nuova doccia fredda per lo stabilimento che sta ricorrendo agli ammortizzatori sociali dal 10 giugno Manzi (Uilm): mesi duri che potranno protrarsi anche dopo l’autunno, facciamo attenzione all’indotto

ATESSA. Ancora una doccia fredda per lo stabilimento Stellantis: il mercato mostra ancora pesanti segni di contrazione della domanda dei veicoli commerciali leggeri e la direzione aziendale è costretta a pianificare un'altra settimana di cassa integrazione dal 22 al 28 luglio compresi, questa volta non più a rotazione come le settimane precedenti per diverse centinaia di dipendenti, ma per la totalità degli addetti del plant. Lo stabilimento dei record è ormai in cassa integrazione dal 10 giugno scorso. Di settimana in settimana è cresciuto il numero dei lavoratori coinvolti e i periodi da coprire con l’ammortizzatore sociale. Ma i dati di mercato sono implacabili. Mentre prima si rilevava una diminuzione della domanda dei cabinati e dei van a passo corto, adesso anche i furgoni perdono terreno. Inoltre, per una situazione contingente non prevista, come riferisce una nota Uilm, «è stato comunicato anche il fermo produttivo dello stabilimento di Atessa (ad eccezione del reparto Ckd di Lastratura e del Convertion Center) delle giornate del 1° e 2 luglio 2024, su tutti e 3 i turni, con l'utilizzo di 2 par a fruizione collettiva».
La flessione delle richieste ha portato a far scendere la produzione giornaliera dei furgoni da 1.250 a meno di 800 veicoli. L'azienda quindi, dall'8 luglio, è costretta a rivedere l'organizzazione del lavoro che resta invariata nelle unità di lastratura e verniciatura mentre, nell'unità di montaggio si svolgerà attività lavorativa solo su 1° e 3° turno, rimarrà fermo il 2° turno, con copertura in cassa integrazione. Il periodo nero di riduzione della produzione interessa per due settimane anche lo stabilimento di Gliwice (Polonia) che tuttavia non è strutturato per la produzione di veicoli cabinati. «Saranno mesi duri», dice il segretario della Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi, «che previsionalmente, secondo i nostri dati, potrebbero protrarsi anche oltre l'autunno. Premesso che tutto è dettato dal mercato, dobbiamo tenere alta la guardia affinché si eviti la delocalizzazione del lavoro dell'indotto. Il mio appello va al governo regionale e alla politica tutta», prosegue Manzi, «questo è il momento di accelerare e migliorare la fruizione delle infrastrutture da parte del comparto automotive. Abbiamo bisogno di un territorio predisposto al trasporto merci e alla logistica capillare. Come Uilm chiediamo di investire e potenziare il trasporto merci su ferro, grazie alla società regionale Sangritana che già svolge servizio in Val di Sangro. Le aziende dell'indotto hanno una capacità produttiva fino a 300mila furgoni l'anno e possono contare su una professionalità acquisita in oltre 40 anni di esperienza e sulla manodopera altamente specializzata degli addetti. Il Made in Italy è la risposta a questo periodo di rallentamento del mercato e la Regione Abruzzo deve farsi trovare pronta per arginare la crisi che questo comporta e rilanciare e potenziare il nostro indotto».