Stellantis, i sindacati chiedono alla Regione un tavolo di discussione

8 Dicembre 2023

Fim, Fiom e Uilm: «Atessa sia al centro delle politiche d’investimento e va chiarito se nel milione di veicoli promessi ci sono anche i furgoni»

ATESSA. Lo stabilimento Stellantis Europe Atessa dovrà essere al centro delle politiche di investimento della casa motoristica e bisognerà chiarire se all'interno del milione di vetture prodotte in Italia e promesse da Stellantis, sono compresi i 300mila e passa furgoni commerciali leggeri prodotti in Val di Sangro. All'indomani del primo di una serie di tavoli al ministero dell’Industria con il ministro Adolfo Urso per un confronto sullo sviluppo automotive con Stellantis, anche in Abruzzo ci si interroga sul futuro dello stabilimento dei furgoni commerciali che comporta l'occupazione diretta di oltre 5mila addetti, moltiplicati per tre nell'indotto.
«Stellantis Atessa è lo stabilimento che preoccupa di meno tra tutti gli stabilimenti italiani (assieme a Termoli è l'unico del gruppo non in cassa integrazione, ndc)», commenta Domenico Bologna, segretario generale Fim-Cisl, «dai dati che abbiamo, se confermati, di qui a 5 anni non ci dovrebbero essere problemi. Ma va monitorato il mercato e bisogna stare attenti a cosa succede in Polonia visto che lo stabilimento di Gliwice produrrà i suoi 100mila furgoni previsti. Come Fim a livello nazionale stiamo spingendo ad altri ingressi in Italia da parte di case motoristiche. Non stiamo più parlando della vecchia Fiat, Stellantis considera l'Italia un Paese come un altro e per mantenere l'occupazione è necessario aprire anche ad altri costruttori».
Più preoccupata la Fiom. «La disponibilità dichiarata di Stellantis ad arrivare a produrre un milione di veicoli in Italia è un passo positivo, ma è cruciale specificare che l'obiettivo da raggiungere è di un milione di autovetture e non meno di 300.000 veicoli commerciali leggeri», specifica Alfredo Fegatelli, segretario di Fiom Abruzzo, «perché la risposta cruciale su investimenti o disinvestimenti non è stata ancora fornita». E sullo stabilimento abruzzese resta aperto un interrogativo. «Sembra che la Regione sia propensa a cofinanziare l'area della verniciatura nuova», prosegue Fiom, «tuttavia l'area della verniciatura vecchia sembra sia destinata a una chiusura, riducendo la capacità di verniciatura dell'intero stabilimento. Infatti, anche con gli investimenti, la verniciatura nuova potrebbe verniciare circa 990 furgoni al giorno rispetto ai 1.260 furgoni prodotti al giorno. Questo "finanziamento", se confermato, deve rappresentare il primo passo per garantire il mantenimento della produzione della ex Sevel e del sostegno, in termini di strumenti finanziari, anche dell'indotto. È fondamentale convocare urgentemente un tavolo unitario alla Regione per affrontare congiuntamente il futuro del più importante stabilimento della regione».
«I progetti di Stellantis per aggredire il mercato dei veicoli commerciali leggeri sono in atto», interviene Nicola Manzi, segretario Uilm-Uil Chieti-Pescara, «così come l'aumento di produzione che porterà Stellantis Europe ad assestarsi sui circa 240mila furgoni quest'anno. La vera incognita riguarda tuttavia il fatto che domani si "parlerà" elettrico e bisogna capire come reagirà il mercato. Ad oggi si comincia a intravedere che del furgone fatto in Sevel c'è ancora bisogno. Questo grazie alla specificità dello stabilimento che consente oltre mille varianti diverse del veicolo rispetto alla ventina della Polonia. Ad Atessa inoltre, nonostante il minor costo del lavoro dell'est Europa, i costi di stabilimento sono già stati ammortizzati».
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