Stipendi d’oro e tangenti, indagine finita

Rapporto in procura della Finanza sui presunti appalti pilotati da Lancia e il contratto da 400 mila euro a Recchione
CHIETI. Mazzette e stipendi d'oro all’ombra delle case popolari: il rapporto della Guardia di Finanza è sul tavolo del magistrato. E' giunta al capolinea anche l'inchiesta bis sull’Ater di Chieti che parte da una frase esplosiva, questa: «Vorrei ora parlarle delle tangenti che ho pagato al commissario dell’Ater di Chieti, Marcello Lancia». Cominciò così la confessione-fiume alla procura di Pescara del costruttore aquilano, Claudio D’Alessandro, su cui si basa anche il fascicolo stralcio sull’Ater di Chieti aperto dal pubblico ministero Giuseppe Falasca. Dietro l’angolo c’è la conclusione dell'inchiesta teatina molti mesi dopo quella madre pescarese che, nell’estate del 2013, sfociò negli arresti dell’ex commissario Lancia, dell’architetto Ernesto Marasco e del geometra Alessandro Faraone.
Il costruttore aquilano, titolare della Tecnorestauri, vuotò il sacco e poi patteggiò, sempre a Pescara, due anni e sei mesi di reclusione. Le sue rivelazioni però aprirono i nuovi scenari su presunte tangenti, in cambio di appalti pilotati, all'Ater teatina di via Silvino Olivieri all'epoca amministrata da Lancia.
Una parte dei reati si sarebbe consumata a Chieti. Così all’epoca il gip, Luca De Ninis, che peraltro sta per prendere servizio in città, trasmise lo stralcio teatino al pm Falasca. Ma dopo la nomina della nuova commissaria, Antonella Gabini, subentrata a Lancia, è partito anche un terzo filone d'inchiesta, che vede indagati sempre l’ex amministratore unico dell’Ater con altri, e punta sugli stipendi d'oro all’azienda che gestisce le case popolari di Chieti, Francavilla e Ortona.
Contratti ricchi che, visti con il senno di poi, diventano una vera e propria beffa, uno schiaffo, per i venti dipendenti dell'ente che oggi attendono ancora tre mensilità arretrate. Lancia, Marasco, Faraone e lo stesso D’Alessandro, erano imputati, a Pescara, di turbativa d’asta e corruzione. “Inviti pilotati agli appalti Ater”, così si riassume la prima ipotesi d’accusa. In cambio però di presunte mazzette che, nel caso di Lancia, sarebbero consistite in «dazioni in denaro contante, erogate in più occasioni fino al complessivo importo del 5 per cento del valore delle gare aggiudicate, per una somma non inferiore a 92.700 euro». Ma l’8 aprile 2013, il costruttore D’Alessandro rivela alla pm pescarese Annarita Mantini: «Certamente una tangente l’ho lasciata presso l’ufficio Ater di Chieti dentro una busta poi inserita in un giornale, il Centro. L’ho data a Marasco ma era destinata a Lancia». E sempre quell’8 aprile afferma che: «Lancia diceva: chiedi a Faraone che si deve far dare il 5% dell’importo dei lavori aggiudicati alla ditta (...) che svolge la manutenzione ordinaria nella zona di Francavilla-Ortona». E ancora: «Gli ultimi appalti per i quali ho pagato si riferiscono ai lavori di riparazione dei danni da terremoto all’edificio in via Amiterno a Chieti Scalo». Infine parla di una tangente pagata per la Casa dello studente in via Gran Sasso a Chieti.
Da questi verbali è nato il filone teatino. Il caso degli stipendi d'oro, invece, parte da un circostanziato esposto della Gabini, che da mesi si impegna nell'impresa di far tornare in bonis le casse saccheggiate dell'Ater. La sua denuncia riguarda sia lo stipendio d’oro all'ex direttore generale, Domenico Recchione, messo alla porta il 21 maggio 2014 dalla Regione. Il contratto era di 324mila euro l’anno che salivano 400mila con gli oneri previdenziali; sia i 4 milioni di deficit strutturale dell’azienda e i superstipendi da 160 a 180mila euro di altri tre dirigenti. Tutto venne deciso dall’ex commissario Lancia con due provvedimenti distinti, il 37 e il 38, ma consecutivi, approvati lo stesso giorno di febbraio del 2010. Con il primo, l’Ater aumentava lo stipendio a Recchione e agli altri dirigenti; con il secondo, funzionale al precedente ma motivato dall’emergenza del post terremoto, chiedeva l’autorizzazione, all'ex giunta Chiodi, di dirottare i soldi della vendita di alloggi alla copertura delle spese di gestione dell’ente. Quindi anche ai super stipendi.

