Stop al piano che abbatte l’asilo «Le mura esterne non si toccano»

Ancora un dietrofront sul progetto di realizzazione di un nido nuovo e già finanziato per 1,2 milioni Per la Soprintendenza l’edificio è una testimonianza storica che non si può demolire e ricostruire
LANCIANO. Ancora un dietro front sulla realizzazione del nuovo asilo nido La Campanella di viale Marconi. Nei mesi scorsi, a giugno, l'amministrazione comunale aveva sentito informalmente la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per il progetto di abbattimento e ricostruzione della struttura che un tempo ospitava i bambini delle donne operaie del vicino tabacchificio. L'azienda si occupava di pagare il servizio per accudire i neonati. Nel tempo in quell'edificio aveva trovato posto un asilo nido comunale che ospitava, fino al 2015, 22 bambini. Nell'ottobre di quell'anno però il Comune, a seguito di un sopralluogo, aveva dichiarato inagibile la struttura per il rischio crollo di un solaio che ridava su parti comuni come servizi, bagni e cucina. È quindi partito l'iter per l'ottenimento di un finanziamento governativo che è arrivato nel 2021: 1.280.000 euro per il progetto redatto dall'ingegnere Alessandro Masciangelo. Per la Soprintendenza tuttavia, la struttura è a tutti gli effetti una testimonianza storica e, per tale ragione, non va abbattuta. Di qui la decisione di trasferire la nuova sede del nido comunale vicino al liceo scientifico Galilei, cosa però, inattuabile visto che il finanziamento ottenuto dai ministeri dell'Istruzione e dell'Interno prevede precisi requisiti. Tra questi anche l'abbattimento e ricostruzione dell'edificio nello stesso luogo dove ha sede e al servizio di un quartiere molto popoloso e che presenta anche altri istituti scolastici.
«A monte», spiega l'assessore ai lavori pubblici, Paolo Bomba, «quando fu istruita la pratica del finanziamento interministeriale, non fu richiesto dall'allora amministrazione il parere della Soprintendenza, cosa che dovrebbe essere fatta per ogni intervento di questo genere. Dopo la prima ipotesi di delocalizzazione abbiamo raggiunto un accordo con la Soprintendenza nei giorni scorsi», prosegue Bomba, «e stabilito che il perimetro dell'edificio, ovvero la sua sagoma costituita dalle mura esterne, non saranno abbattuti proprio per preservare la testimonianza architettonica del tempo. Avevamo proposto di ricostruire l'edificio copiando esattamente nei dettagli l'architettura della vecchia struttura che, essendo di epoca neofascista (l'edificio risale al 1930, ndc), ha linee molto semplici, pulite e quindi facili da replicare. Ma la Soprintendenza ha bocciato l'idea e quindi vorrà dire che lasceremo intatte le mura esterne, anche se si tratterà di ritoccare i costi, che saranno più elevati visto che si tratta di demolire solo una parte del fabbricato». La nuova scuola sarà antisismica, a norma e dal punto di vista della sicurezza sarà mantenuto lo stesso risultato progettuale.
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