Stop alle mascherine in ospedale: le nuove regole dividono i medici

30 Ottobre 2022

Il ministro Schillaci pronto a far cadere l’obbligo per chi entra nelle strutture sanitarie dal 1° novembre I medici teatini avvisano: «Il virus è mutato ma circola, serve senso di responsabilità da parte di tutti»

CHIETI . Ha rappresentato il simbolo della lotta al Covid ma sta per cadere la sua obbligatorietà anche all’interno degli ospedali. Il nuovo governo imprime un’accelerata verso il ritorno alla piena normalità dopo gli anni di pandemia. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha dichiarato che «la malattia è oggi completamente diversa da quella che c’era una volta». L’ordinanza che impone l’uso della mascherina all’interno degli ospedali cessa domani e il governo è orientato a non rinnovarla, lasciandola decadere. Una decisione destinata a far discutere. Anche a Chieti i medici hanno opinioni differenti sulla strada che sta intraprendendo il nuovo governo.
IL SINDACO-MEDICO
Tra gli esperti che il Centro ha ascoltato, la posizione più netta è quella del sindaco e medico in pensione Diego Ferrara. «Togliere la mascherina negli ospedali e più in generale nei luoghi di cura, in questo momento storico lo ritengo imprudente», afferma. «Sono posti in cui si trovano persone fragili e spesso con plurimorbilità, serve un’attenzione particolare nei loro riguardi anche in considerazione di nuove varianti del virus».
L’INFETTIVOLOGO
Predica prudenza anche il professor Jacopo Vecchiet, primario di Malattie infettive dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. «Sono d’accordo con le dichiarazioni del ministro che sostiene il cambiamento della malattia rispetto alle origini della pandemia. Sembrerebbe che possiamo avviarci verso una patologia simil-influenzale, fermo restando che con le varianti le necessità per tutelare la salute possono cambiare». Detto questo, «io mi muoverei sempre in base alla regola della prudenza, farei delle valutazioni rispetto alle situazioni». D’altronde è stato lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a richiamare tutti alla responsabilità: «Dopo oltre due anni e mezzo di pandemia non possiamo ancora proclamare la vittoria finale sul Covid-19. Dobbiamo fare uso di responsabilità e precauzione. La sanità pubblica ha il compito di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse. Tuttavia sentiamo che il periodo più drammatico è alle nostre spalle». Tornando a Vecchiet, questi auspica che ci sia «un’autoregolamentazione», il buon senso delle persone. «Siamo di fronte a una malattia diventata endemica e come tale va gestita».
IL PRIMARIO
Più aperto, invece, si mostra il primario del reparto di Medicina 1 dell’ospedale teatino, Francesco Cipollone. «Mi trovo abbastanza d’accordo con i concetti espressi dal ministro, anche se andranno analizzati nel dettaglio i provvedimenti presi», afferma. «Con la mutata caratteristica del virus, la pericolosità di complicanze estreme non c’è più, tanto che a livello nazionale i posti letto occupati sono principalmente in Medicina e non in Rianimazione. Allo stesso tempo abbiamo strumenti validi di protezione attiva, come i vaccini, che vengono sempre aggiornati. Se si applicasse il loro utilizzo regolare, ci sarebbe comunque una protezione di fondo. Senza dimenticare i farmaci disposizione che mantengono l’efficacia anche con il cambio di varianti». Alla luce di tutto questo, il professor Cipollone si mostra piuttosto fiducioso: «Con questi strumenti la strategia del ministro ha un senso», conferma. «Dobbiamo entrare nell’ottica che dovremo convivere con il virus, che è diventato ormai endemico, si mostra meno aggressivo ma presenta diverse forme di varianti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA