Strada del Pomilio chiusa: niente corsi di sci

Rapino, il sindaco Micucci: «Irrisolto il problema dell’accesso al rifugio, danni agli impianti di risalita»
RAPINO. Il sindaco di Rapino, Rocco Micucci, rompe il silenzio e scrive al presidente della provincia di Chieti e al presidente del Parco nazionale Maiella per richiedere con la massima urgenza, lo sgombero della neve nel tratto di strada di interesse regionale ex statale 614 strada della Maielletta, dal km 15+772 al Rifugio Pomilio. Il tratto di strada è passato dalla competenza della Provincia di Chieti a quella del Parco della Maiella tramite l’accordo di programma del 2003, ma le richieste fatte dal sindaco, all’uno e all’altro, sembrano non aver portato i frutti desiderati.
«Nonostante le condizioni metereologiche lo consentano, resta irrisolto il problema di garantire l’accesso al Rifugio Pomilio, attività economica e ultimo presidio umano di sicurezza sul Comune di Rapino», afferma il sindaco, aggiungendo «ma soprattutto il mancato sgombero della neve, non consente di raggiungere e utilizzare gli impianti scioviari della parte più alta della stazione».
È infatti principalmente questo lo spinoso problema che si è posto alla base della chiusura del tratto di strada e che ha fatto sì che sorgessero numerose polemiche e lamentele provenienti soprattutto dalle scolaresche che, avendo pagato e prenotato anticipatamente corsi di sci, si trovano ora impossibilitate a frequentarli. Commenta Micucci: «Le conseguenze sono che le numerose scolaresche che hanno prenotato i corsi di sci in questo periodo hanno dovuto sospendere le attività, con grave danno economico per le famiglie, per i Comuni che organizzano e per i maestri di sci».
Nonostante le diffide effettuate dal sindaco, la situazione non sembra cambiare e viene ritenuta da Micucci «una cosa inaudita che in altre stazioni avrebbe fatto gridare allo scandalo e non sarebbe mai potuta accadere. Vogliamo essere liberi di vivere il territorio, soprattutto di farlo vivere ai nostri ragazzi senza trasformarlo in un sacrario inaccessibile per l’inerzia di chi gestisce enti sovracomunali». (e.d.c.)
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