Strangolò la madre cieca, al via il processo

20 Gennaio 2024

Casoli. Il delitto Damiani in Corte d’assise a Lanciano: alla sbarra il figlio Francesco Rotunno, 65 anni

CASOLI. Il 12 febbraio 2023 strangolò la madre Cesira Bambina Damiani, cercò di suicidarsi, fu salvato dai carabinieri che poi lo condussero in carcere dove è ancora oggi. Francesco Rotunno, 65 anni, difeso dall’avvocato Silvana Vassalli da ieri, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela con la vittima (la madre) e dalla minorata difesa della donna, è a processo in Corte d’assise a Lanciano; presidente il giudice Giovanni Nappi a latere Maria Rosaria Boncompagni. Per l’accusa, - in aula il procuratore Mirvana Di Serio - Rotunno strangolò con un laccio la madre 88enne affetta da cecità bilaterale totale con cui viveva in un appartamento in corso Umberto I a Casoli, la lasciò distesa sul letto con accanto ai piedi gli indumenti da corredo funerario e fuggì via. Fu ritrovato per strada con i polsi tagliati e in stato di ipotermia dai carabinieri che prima lo fecero ricoverare in psichiatria e poi lo portarono in carcere.
L’uomo, presente in aula ieri, come ricorda l’avvocato non ha mai negato né ammesso l’omicidio; alle domande degli inquirenti ha sempre risposto con “non so”, “non ricordo” “perché ancora oggi non ha contezza di quanto accaduto quella domenica, né dell’omicidio, né delle 5 profonde ferite ai suoi polsi. Uno stato di confusione, di depressione anche prima dell’omicidio che ha portato l’avvocato a chiedere un’analisi psichiatrica dell'uomo non come atto preliminare, ma all’esito dell’istruttoria. Richiesta respinta dalla corte che ha considerato la perizia strettamente legata a capire se l’imputato può stare a processo, se è capace di intendere e di volere al momento del fatto e lui non è affetto da turbe psichiche anche se ha una grave sofferenza psicologica.
Dalla prossima udienza, il 16 febbraio, si entrerà nel vivo del processo con 12 testimoni. Si parte con i primi 5 dell’accusa, ossia i carabinieri di Casoli e Lanciano che hanno condotto le indagini, il medico legale Pietro Falco che ha effettuato l’autopsia sull’anziana stabilendone la morte per “asfissia meccanica cagionata da strangolamento con un laccio”, e la badante che quella domenica trovò il corpo.
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