Strangolò la madre dentro casa, in aula il racconto choc dei figli

I familiari di Rotunno: «Era amorevole, l’ha sempre curata con dedizione pure se non stava bene» Ascoltati anche l’ex moglie del 65enne e le vicine dell’anziana. La prossima udienza tra un mese
CASOLI. «Papà era amorevole verso nonna tanto che il suo tentativo di togliersi la vita pensavo fosse legato alla morte della madre: visto che lei non c’era più, lui, per l’amore che aveva nei suoi confronti, ha cercato di farla finita. Invece purtroppo abbiamo scoperto altro». È il doloroso racconto di uno dei figli di Francesco Rotunno, 65 anni, a processo in Corte di assise a Lanciano (presidente il giudice Giovanni Nappi, a latere Maria Rosaria Boncompagni) per aver strangolato la madre, l’88enne Cesira Bambina Damiani il 12 febbraio 2023. Dopo l’omicidio tentò di suicidarsi, non riuscendoci.
L’accusa per Rotunno, difeso dall’avvocato Silvana Vassalli, è omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela con la vittima (la madre) e dalla minorata difesa della donna, affetta da cecità bilaterale totale, con cui viveva in una casa di corso Umberto I a Casoli. Ieri tra i testimoni sentiti dai giudici uno dei figli, l’ex moglie dell’uomo e alcune vicine che hanno sottolineato l’amore dell’uomo verso la mamma, le attenzioni che aveva, ma anche il peggiorare delle sue condizioni dall’autunno 2022 per la stanchezza e per le condizioni gravi dell’anziana.
«Cesina aveva diverse patologie», dice la dottoressa di famiglia, «oltre alla cecità bilaterale, problemi cardiaci, non deambulava da sola, una leucemia cronica che la costringeva a fare trasfusioni. Avevo previsto un ricovero a Casoli per il lunedì 13 febbraio per una serie di controlli, troppo tardi». Rotunno aveva ripreso la madre con sé da una casa di riposo e la accudiva con l’aiuto di una badante: lei quella domenica ha trovato l’88enne sul letto con accanto ai piedi gli indumenti da corredo funerario.
Sono l’ex moglie e il figlio a raccontare al pm Mirvana Di Serio il pomeriggio trascorso a cercare Rotunno: chiamate senza risposta, battute nella campagna dove la famiglia ha vissuto e dove una vicina lo aveva incontrato attorno alle 15. E poi la scoperta del cadavere, il biglietto «Scusa a tutti» in cucina, l’incredulità e il ritrovamento dell’uomo in ipotermia, bagnato e con 5 tagli al braccio. «Era in pessime condizioni, scioccato», dicono i familiari, «si è sempre occupato della madre con dedizione fino all’autunno, poi si vedeva che non stava bene, era depresso anche se non si è mai lamentato dell'impegno gravoso». Rotunno, che non ha mai negato né ammesso l’omicidio, sarà ascoltato nella prossima udienza il 19 aprile.
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