«Strinse al collo la ex, ma non per ucciderla»

19 Febbraio 2016

Cade l’accusa di tentato omicidio: 39enne condannato a dieci mesi per lesioni aggravate da crudeltà

LANCIANO. Non voleva uccidere la ex fidanzata. A questa conclusione è arrivato il collegio del tribunale di Lanciano che ha condannato Giuseppe Di Rocco, 39 anni, di Lanciano, a dieci mesi di reclusione. Il reato di tentato omicidio, per il quale il giovane era a processo, è stato derubricato in quello più “lieve” di lesioni, aggravate da futili motivi. Il collegio dei giudici (presidente Andrea Belli, a latere Giovanni Nappi e Stefania Cantelmi)gli ha inflitti dieci mesi di reclusione e il risarcimento danni di 2mila euro alla parte civile, l’ex fidanzata rappresentata dall’avvocato Melania Navelli, che per la vittima aveva chiesto ben 20mila euro di danni.

L’episodio risale a cinque anni fa. A chiedere la derubricazione del reato è stato lo stesso pubblico ministero, Anna Benigni, che ha parlato di lesioni chiedendo, però, 18 mesi di reclusione perché aggravate dalla crudeltà. Una decisione, quella di “ridimensionare” il reato, presa dopo le testimonianze ascoltate durante le varie udienze del processo e dopo la perizia medica che indicava, come spiegato dal legale di Di Rocco, l’avvocato Gerardo Brasile, «che la stretta non era idonea a procurare la morte della donna». Il 22 novembre 2010, come ricostruito in aula da accusa e difesa, Di Rocco avrebbe avvicinato l’ex fidanzata e l’avrebbe invitata a salire in macchina con lui per parlare e chiarire alcune cose della loro relazione.

All’improvviso lui l’avrebbe stretta al collo, per un quarto d’ora come ha dichiarato la vittima affermando di non riuscire più a respirare. L’intento, per lei, era quello di soffocarla. La donna si sarebbe salvata grazie all’intervento di un passante che l’avrebbe liberata dalla stretta. Da qui l’accusa di tentato omicidio e il processo davanti al collegio. Nelle udienze la difesa ha sempre sostenuto che più che un tentato omicidio, si era trattato di un violento litigio tra due ex fidanzati, durante il quale entrambi avevano alzato le mani. Anche la perizia medica, eseguita dal dottor Viscardo Murri, aveva dimostrato che non c’era l’intenzione, da parte dell’uomo, di cagionare la morte della ex fidanzata. La sentenza, salvo appelli, ha chiuso la vicenda: non si è trattato di tentato omicidio ma di lesioni aggravate da futili motivi. (t.d.r.)

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