Stroncato da malore, trovato morto in casa a 65 anni

LANCIANO. Trovato morto in casa la sera di Capodanno, la città piange l’ex calciatore e tecnico radiologo Paride Orfeo. Un malore ha stroncato a 65 anni “Pariduccio”, come era chiamato per la sua...
LANCIANO. Trovato morto in casa la sera di Capodanno, la città piange l’ex calciatore e tecnico radiologo Paride Orfeo. Un malore ha stroncato a 65 anni “Pariduccio”, come era chiamato per la sua bontà e generosità. A lanciare l’allarme è stato un amico, che dalle 8.30 di sabato lo cercava per invitarlo a pranzo il primo giorno dell’anno. Non ricevendo risposta, nel pomeriggio l’uomo ha contattato l’amministratore di sostegno di Orfeo, l’avvocato Francesco Teodori, e insieme ad un altro amico sono andati a cercarlo a casa. Dopo aver telefonato e citofonato a vuoto nell’appartamento di via Del Sangro, i tre sono saliti al quarto piano e hanno aperto la porta d’ingresso. Orfeo era riverso a terra in camera da letto, ormai privo di vita. Il tutore e gli amici, che spesso lo aiutavano nelle incombenze di tutti i giorni, hanno così allertato il 118 e i carabinieri. Il decesso, come constatato dal medico del 118, è dipeso da cause naturali. Il 65enne soffriva di alcune patologie, confermate dal medico di famiglia che è stato sentito dai militari, agli ordini del tenente Giuseppe Nestola. La salma è stata restituita ai familiari per le esequie, che si svolgono oggi, alle 9.30, nella chiesa di Sant’Antonio.
Paride Orfeo viveva nella casa dei genitori da solo, da quando, nel febbraio scorso, aveva perso la madre. Lascia il figlio Mirko e i fratelli Donatella e Luigi. Orfeo è stato tecnico radiologo all’ospedale Renzetti e attivo in politica con il Partito socialista. Con il fratello aveva gestito un pub nella zona di piazza Cuonzo. Da calciatore aveva militato nelle giovanili del Lanciano, nel campionato Berretti, e poi aveva allenato generazioni di ragazzi.
«A fine anni ’70», ricorda Luigi Toppeta, «io e Paride organizzammo il primo torneo estivo di calcetto al campetto dei Funai, che poi diventò un’istituzione». (s.so.)

