Studenti in aiuto delle donne operate al seno

Design e salute nel progetto che sviluppa prodotti per chi pratica sport dopo l’intervento chirurgico
ORTONA. Arriva anche da Ortona la testimonianza di come ci possa essere un filo diretto tra design e salute. Si è dimostrata infatti vincente la sinergia creatasi tra il gruppo di ricerca del progetto “Allenarsi per la salute”, che vede direttamente coinvolti l’Unità operativa di chirurgia generale ad indirizzo senologico e l’ambulatorio di Medicina integrata dell’ospedale “Bernabeo” insieme a membri del dipartimento di Medicina e scienze dell’invecchiamento dell’Università degli Studi d’Annunzio di Chieti-Pescara, e l’Università europea del design di Pescara. Gli studenti Annalisa Abbafati, Micaela Antonini, Davide Cappiello, Morena De Blasi, Antonio Fanelli, Maria Rosaria Ferraro, Giulia Frattarola, Daniela Metushi, Kiara Metushi, Anna Chiara Niccolini, sotto la direzione della professoressa Monica Alegiani, del corso di Product design, nel dipartimento di Interior design, hanno sviluppato prodotti utili al fine di ottimizzare la pratica del nordic walking e della canoa/kayak in donne trattate per cancro alla mammella. Grazie a lezioni teorico-pratiche con il dottor Andrea Di Blasio,componente dell’Ambulatorio di medicina integrata del presidio ortonese e del progetto di ricerca “Allenarsi per la salute”, gli studenti, partendo dal modello di prestazione delle discipline, dalle loro caratteristiche esecutive, nonché dalle caratteristiche delle attrezzature sportive, hanno studiato e sviluppato soluzioni per fornire opportunità di movimento divertenti ed efficaci a donne che ne hanno particolarmente bisogno.
«L’approccio multidisciplinare a un problema è un’arma aggiunta e di grande efficacia per la risoluzione del problema stesso», spiega Di Blasio. «In questi mesi abbiamo lavorato insieme incrociando idee e competenze diverse per un unico fine: la salute della donna. È stato divertente e stimolante e ognuno ha imparato cose nuove dall’altro». In tal caso il design si è rivelato uno strumento socialmente utile che con la sua estetica, funzionalità e innovazione ha anche molte responsabilità: «I ragazzi sono partiti da un’attenta analisi dei bisogni, sia psicologici e sia fisici, delle donne che si trovano ad affrontare questo particolare allenamento riabilitativo ed hanno riprogettato degli accessori proprio in risposta all’attenta osservazione», racconta la professoressa Alegiani. «Comprendere che il design può essere di forte utilità soprattutto in casi come questo, in cui si opera in favore di bisogni reali, è stato un passaggio molto formativo per loro».
I risultati della partnership sono stati presentati all’interno di una mostra che si è aperta nei giorni scorsi all’Università europea del design di Pescara.
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