Stuppia: «Progetti per attrarre studenti anche dall’estero»

Il professore punta su una università più internazionale «Vogliamo diventare ancora di più un punto di riferimento»
CHIETI. Professor Stuppia conferma la sua intenzione di candidarsi alla carica di rettore dell’università Gabriele d’Annunzio?
«Sì, confermo la volontà di candidarmi alla guida dell’università Gabriele d’Annunzio. Sto preparando la mia candidatura che, secondo il nostro regolamento interno, va ufficializzata attraverso il deposito di un programma e di un curriculum. La scadenza per l’ufficializzazione delle candidature è quella del prossimo lunedì 23 gennaio».
Con quale tipo di programma intende presentarsi?
«Il programma lo sto ancora preparando, ma posso anticipare che fondamentalmente si può riassumere nel portare avanti tutta una serie di iniziative per far crescere i livelli della didattica, della ricerca e della terza missione della nostra università. L’ateneo d’Annunzio è uscito bene dall’esperienza del Covid, anzi ha anche dimostrato di poter essere un punto di riferimento molto importante per il territorio. Siamo riusciti a tenere botta in un momento difficile e abbiamo avuto anche delle gratifiche importanti: siamo stati, ad esempio, la prima regione in Italia per capacità di sequenziamento dei tamponi Covid. Questa esperienza, così difficile anche per i colleghi clinici che lavorano in prima linea in ospedale, può essere presa come esempio del fatto che, se applichiamo sul territorio le competenze, la qualità e la tecnologia che abbiamo - come le due strutture d’eccellenza del Cast e dell’Itab, ma non solo per quanto riguarda l’area medica - la nostra università può acquistare un ruolo ancora più importante per il territorio. Usciamo da tre anni di pandemia in cui per forza di cose non si è potuta fare progettualità, ma ora dobbiamo cogliere al volo l’occasione del Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndc).
Quindi?
«Siamo stati bravi ad affrontare il momento di crisi, questo è invece il momento di trasformare l’esperienza maturata di fronte all’emergenza pandemica in una occasione di crescita. Le qualità ci sono, adesso è il momento di tornare a fare una programmazione. Penso anche all’internazionalizzazione, visto che abbiamo la possibilità di avere un bacino di riferimento per studenti che provengono da tutto l’Est Europa. I nostri campus universitari di Chieti e Pescara, inoltre, hanno un grande vantaggio per gli studenti che arrivano da fuori, che riguarda il rapporto molto favorevole costo-qualità della vita. Nel senso che per un famiglia far studiare un ragazzo a Chieti o a Pescara, vuol dire mandarlo in una realtà molto sostenibile rispetto ad altri atenei. Sono tante le iniziative che intendo portare avanti, approfittando del contesto storico, che in questo momento premierà chi ha più voglia di progettualità».
Che giudizio si sente di dare di Sergio Caputi e pensa di porsi in continuità o meno con il rettorato che sta per terminare?
«Penso di poter dire di non essere né in continuità né in discontinuità, perché nel sistema universitario attuale un rettore fa il suo mandato e poi non si può ricandidare. Quindi chi viene dopo non è né un oppositore né un sostenitore. Posso comunque dire che è stato un mandato che il rettore Caputi ha dovuto portare avanti tra mille difficoltà in un periodo difficilissimo, perché ha dovuto affrontare prima l’emergenza Covid e poi la crisi economica. Quindi sicuramente non l’ho invidiato per quello che ha dovuto fare».

