VASTO

Suicidio Trotta, chiesta assoluzione per direttore del carcere

Per la pubblica accusa Giuseppina Ruggero non ha responsablità. Il pm chiede invece il rinvio a giudizio dell'assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria

VASTO. La pubblica accusa ha chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste per il direttore del carcere di Vasto Giuseppina Ruggero e il rinvio a giudizio dell'assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria e addetto alla sorveglianza dei detenuti, Antonio Caiazza, nell'udienza celebrata oggi dinanzi al giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale.

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La vicenda è relativa al suicidio nel carcere di Vasto dello psichiatrica all'epoca dirigente medico dell'Asl di Pescara, Sabatino Trotta, avvenuto il 7 aprile del 2021 poche ore dopo che questi era stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Pescara su una gara gara da oltre 11 milioni di euro indetta dalla Asl per l'affidamento della gestione di residenze psichiatriche extraospedaliere. Il giudice ha rinviato l'udienza al prossimo 18 gennaio.

Nei confronti della Ruggero si procede con il rito abbreviato, con il rito ordinario nei confronti di Caiazza. Agli imputati vengono contestati l'omicidio colposo e la violazione dell'articolo 40 del codice penale "cagionava o comunque non impediva il decesso di Sabatino Trotta" e di norme in materia di prevenzione di suicidi oltre che di sorveglianza dei detenuti nella sezione in cui si trovava Trotta, il quale si impiccò con il lacciò dei pantaloni della tuta legandolo al gancio di apertura della finestra.

Ai ciascuno degli imputati vengono contestate sia colpa generica consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, sia la colpa specifica consistita nella violazione delle norme che disciplinano l'accoglienza e il sostegno dei detenuti negli istituti penitenziari nel caso della Ruggero, e per Caiazza nella violazione delle norme che disciplinano le mansioni degli addetti alla sorveglianza dei detenuti e l'accoglienza e sostegno ai detenuti nuovi giunti negli istituti penitenziari.