Suicidio Trotta, i testi della difesa: «Gesto che colse tutti di sorpresa»

27 Giugno 2024

Sfilano in dieci nel processo all’ex coordinatore della sorveglianza accusato di omicidio colposo L’avvocato Berarducci: sta emergendo la verità. L’avvocato Tascione: attendo la fine dell’istruttoria

VASTO. È ripreso ieri mattina davanti ai giudici del tribunale di Vasto, il processo a carico di Antonio Caiazzo, ex assistente capo della polizia penitenziaria, ora in pensione, coordinatore e addetto alla sorveglianza dei detenuti del carcere di Vasto la notte del 17 aprile 2021, la notte in cui lo psichiatra Sabatino Trotta, 55 anni, dirigente medico dell'Asl di Pescara, si suicidò, dopo essere stato arrestato per una presunta gara d’appalto pilotata da 11 milioni di euro. Caiazzo è accusato di omicidio colposo e omessa vigilanza perché non avrebbe impedito il suicidio di Trotta. Un’accusa che i difensori dell'imputato, gli avvocati Arnaldo Tascione e Marisa Berarducci, rigettano con determinazione. I giudici ieri mattina hanno ascoltato dieci testimoni richiesti dai due legali, fra loro diversi colleghi di lavoro dell'imputato e medici. I testimoni hanno chiarito le funzioni di Caiazzo e il fatto che la sua condotta non violò né l'ordinamento penitenziario, né altri protocolli. Il gesto di Trotta colse tutti di sorpresa perché, stando a quanto dichiarato anche dai medici che lo accolsero, lo psichiatra appariva tranquillo. Nessun particolare o segnale fece intuire quello che sarebbe accaduto. Il comandante di reparto e i colleghi di Caiazzo hanno parlato dei protocolli e confermato che la decisione di riservare a Trotta quella cella era stata presa dalla direzione per evitare al professionista un trauma. Per lo stesso motivo non venne rispettato il protocollo adottato all'epoca per il Covid.
Sabatino Trotta avrebbe dovuto essere rinchiuso al terzo piano del carcere e restare in isolamento per evitare contagi. Per lui venne disposto un percorso diverso e di riguardo per rispetto a un professionista noto e stimato. Per questo venne condotto in una cella meno traumatica. Questo gli permise di mettere in atto il suo gesto. Anche se guardato a vista, nessuno comunque avrebbe potuto salvarlo dal momento che, come confermato dal medico legale che eseguì l'autopsia, Pietro Falco, Trotta morì per violenta asfissia in pochi secondi. Una morte rapida e difficile da evitare.
«Sta emergendo la verità», ha dichiarato l'avvocato Marisa Berarducci. «Le testimonianze hanno rafforzato la tesi difensiva e cioè che Antonio Caiazzo non c'entra nulla con la tragedia». Più cauto l'avvocato Arnaldo Tascione: «Attendo il completamento dell'istruttoria per ogni valutazione», ha dichiarato uscendo dall'aula del tribunale.
Antonio Caiazzo, presente in aula, ha seguito con attenzione il processo. A tratti è parso sollevato dalle dichiarazioni dei colleghi. Il tribunale deve ascoltare altre dieci testi della parte civile. L'udienza avrebbe dovuto tenersi il 10 luglio ma i tre giorni di sciopero dal 10 al 12 luglio proclamati dai penalisti per protestare contro la situazione carceraria e il boom di suicidi in carcere, ha fatto slittare il processo al 23 ottobre. Per la morte di Trotta era finita a giudizio anche la ex direttrice del carcere Giuseppina Ruggiero. La dirigente a gennaio è stata assolta con formula piena nell'udienza davanti al gup. Tre le parti civili che si sono costituite in giudizio: i genitori e il fratello dello psichiatra. I tre avevano chiesto, senza ottenerla, anche la citazione in giudizio come responsabile civile del ministero della Giustizia, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.