Sul lavoro non si dorme, giusto licenziare

11 Luglio 2014

Il Tribunale conferma: legittimo mandare a casa tre parcheggiatori sorpresi a fare la pennichella

CHIETI. Non si può dormire sul posto di lavoro, soprattutto se si è incaricati in un servizio di sorveglianza notturna e se lo si fa intenzionalmente. Il Tribunale di Chieti, che nel gennaio scorso si era già espresso in questo modo con ordinanza della giudice Ilaria Prozzo, ha ribadito, questa volta con sentenza di altro giudice, Laura Ciarcia, che erano stati legittimi i licenziamenti della società Ecoesse di 3 suoi dipendenti in servizio notturno al parcheggio di via Papa Giovanni, in quanto gli operatori, chiamati a un necessario servizio di sorveglianza, si erano addormentati intenzionalmente.

I parcheggiatori avevano contestato il licenziamento e chiesto di essere risarciti ma dopo l’ordinanza a loro sfavorevole, hanno chiamato il tribunale di Chieti a pronunciarsi in seconda istanza (legge Fornero).

La giudice Ciarcia ha confermato quanto sostenuto dalla collega e con più articolata motivazione ha ribadito che i tre non si erano addormentati perché sorpresi dalla stanchezza, ma perché si erano proprio preparati al riposo notturno.

Infatti come accertato da alcuni investigatori privati incaricati dalla Ecoesse, alle due di notte avevano chiuso la luce di entrata, della guardiola, serrato casse e porte.

«Del resto la volontarietà della omissione è confermata», sostiene l’avvocato Alessandro De Iuliis che ha assistito la società Ecoesse, «dal fatto che non è credibile che tutti e tre siano stati contemporaneamente vinti dal sonno».

Non sono neanche servite le giustificazioni opposte dai due ricorrenti. Gli addetti hanno sostenuto che le luci d’ingresso erano state spente perché abbagliavano gli occhi e non consentivano il controllo adeguato delle auto in entrata al parcheggio.

«Allora perché spegnerle solo alle due», ha confutato l’avvocato De Iuliis durante la discussione, «e non già appena dopo il tramonto?».(k.g.)

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