«Sulla sanità la Regione sta sbagliando»
Il sindaco di Atessa: «Pazienti che perdono le staffe per l’attesa, reparti nuovi chiusi: così non va»
ATESSA. «Il padre che preoccupato per le condizioni di salute del proprio bambino deve attendere a lungo per avere un posto letto tanto da spazientirsi, perdere le staffe e aggredire verbalmente due infermiere; la signora che partorisce nel vano ascensore; ospedali, come il San Camillo, con spazi e stanze vuote e sale operatorie all’avanguardia chiuse: questa è la sanità abruzzese frutto di scelte sbagliate regionali che in breve tempo hanno messo in difficoltà gli ospedali di primo livello, dove il personale non riesce a dare risposte. E le liste di attesa si allungano». È il sindaco di Atessa, Nicola Cicchitti, ad intervenire dopo gli articoli del Centro sul caso del papà che ha aggredito verbalmente due infermiere del Pronto soccorso del Renzetti, che gli avevano chiesto di attendere qualche minuto, il tempo che si liberasse una sala, per visitare suo figlio di 17 mesi che aveva battuto la testa, e il trasferimento della Lungodegenza da Lanciano all’ospedale di Atessa che, per Cicchitti «non deve essere un cronicario!».
Per il sindaco queste attese, anche al Pronto soccorso, e la carenza di strutture di contro allo svuotamento di presidi nuovi, sono il frutto di scelte sbagliate fatte in Regione sulla sanità. «Ciò che è accaduto al Pronto soccorso del Renzetti nei giorni scorsi», sostiene Cicchitti, «dovrebbe far riflettere gli amministratori regionali, perché non è un caso isolato la vicenda del papà che ha atteso a lungo la disponibilità di un letto da spazientirsi e dare in escandescenza (in realtà ha aspettato pochi minuti avendo il suo bambino un codice giallo, ndc) e quasi non meraviglia più che qualche settimana fa una signora ha partorito nel vano di un ascensore. La realtà è che la sanità abruzzese non riesce neanche a dare spazi e locali, figuriamoci risposte di salute ai cittadini. Ci sono, però, ospedali chiusi e abbandonati con corridoi, stanze vuote e sale operatorie nuovissime, all’avanguardia e non utilizzate. I nostri amministratori regionali sono convinti che allungando i tempi di attesa per ricoveri e esami si hanno risparmi». Invece per il sindaco così si alimenta la mobilità passiva verso ospedali di altre regioni e cliniche private, con costi a carico dei cittadini che subiscono i disagi e pagano due volte il servizio. Infine la Lungodegenza, i 20 posti letto tolti al Renzetti e destinati ad Atessa che, per la Regione, deve diventare ospedale dedito alla riabilitazione-lungodegenza. «È il contentino per Atessa lo “scippo” di lungodegenza al Renzetti di lungodegenza», attacca Cicchitti, «che pare sia solo provvisorio, per fare dei lavori a Lanciano. Ad Atessa vogliamo un ospedale, non un cronicario a scadenza!». Per Cicchitti la sanità va ripensata, non deve essere il frutto di scelte personali fatte dall’assessore alla sanità Silvio Paolucci e dal governatore Luciano D’Alfonso. (t.d.r.)
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