Supplettive a Chieti. Testa a testa Colantonio-D’Amico. L’astensione il fattore decisivo

30 Ottobre 2026

L’analisi di Notosondaggi: con l’affluenza tra il 16% e il 20%, il centrodestra è avanti di mille voti

Ma se supera la soglia il centrosinistra passa avanti. Pasqualone e Ranieri si fermano al 2%

CHIETI

Un testa a testa che si deciderà all’ultimo voto. Con la variabile astensione potenzialmente decisiva: se l’affluenza supererà la soglia del 20%, il centrosinistra potrebbe mettere la freccia. Ma, appunto, potrebbe, perché l’incertezza rimane la cifra fondamentale delle elezioni suppletive al collegio uninominale di Chieti. È questo il quadro delineato da Notosondaggi, in esclusiva per il Centro e Rete8, in vista del ritorno alle urne del 15 e 16 novembre. Quattro candidati per un posto alla Camera, due che partono molto più avanti degli altri: da una parte Luciano D’Amico, l’ex rettore dell’università di Teramo e leader dell’opposizione in Regione; dall’altra Mario Colantonio, il leghista scelto per rappresentare il centrodestra dopo l’exploit, da solista, alle amministrative di Chieti. Più indietro ci sono Massimo Pasqualone, il candidato di Dimensione Bandecchi, e Danilo Ranieri, il vicesindaco di Lanciano che corre con Italia Domani di Marco Rizzo. Futuro nazionale ha deciso di non presentare alcun candidato, nonostante il vicesegretario regionale Alessandro Carbone sia consigliere a Chieti. Una strategia per non disperdere voti nel blocco di destra, ma che ha anche tutto il sapore di una prova di fedeltà in vista delle elezioni dell’anno prossimo.

Il sondaggio, basato su un campione di 3mila elettori, disegna un quadro in cui a fare la differenza potrebbe essere la capacità di mobilitazione delle forze politiche. Notosondaggi stima un’affluenza tra il 16% e il 20%: con questi numeri, Colantonio sarebbe al 49%, mentre D’Amico si fermerebbe al 47%. Lo scarto sarebbe di circa mille voti, anche se, va detto, in entrambi i casi la cosiddetta “forchetta” vale quattro punti (tra il 47% e il 51% per il primo, tra il 45% e il 49% per il secondo). Pasqualone e Ranieri si assesterebbero sul 2%. Il quadro cambierebbe, però, se almeno il 20% degli aventi diritto si recassero alle urne: in quel caso sarebbe il centrosinistra a passare avanti con il 48% (500 voti in più), mentre il centrodestra sarebbe al 47%, fermo restando il margine di quattro punti percentuali.

Interessanti anche i dati sui flussi di voto. Quasi il 10% di chi nel 2022 votò Alberto Bagnai (Lega) oggi è con D’Amico. Lo stesso accade, a parti inverse, con chi allora votò la candidata del Movimento 5 Stelle Carmela Grippa: l’85% sostiene il centrosinistra, il 10% guarda al centrodestra. Per quanto riguarda gli elettori che quattro anni fa sostennero il Terzo Polo, la sparizione tra le due coalizioni è equa: il 41% è con Colantonio, il 43% con D’Amico. C’è però una fetta importante di centristi, circa il 14%, che preferisce uscire dagli schemi del bipolarismo per sostenere il bandecchiano Pasqualone.

Un’ultima curiosità: solo la metà degli intervistati sapeva dell’imminente ritorno al voto. In una battaglia in cui ogni voto vale oro, svegliare gli elettori “dormienti” sarà decisivo.