Svaligiata la super villa confiscata ai rom

Gli eredi Bevilacqua presentano un esposto: spariti mobili, televisori a schermo piatto, biancheria e statue a forma di leone
VASTO. La lunga querelle della villa di via dei Bontempi confiscata a Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella si arricchisce di un nuovo colpo di scena. I nipoti della coppia a cui la villa fu sequestrata hanno presentato una denuncia contro ignoti al procuratore capo della Repubblica di Vasto, Giampiero Di Florio, lamentando la sparizione di beni che avrebbero dovuto essere riconsegnati. «Nell'immobile non ci sono più mobili, suppellettili e oggetti personali dei miei clienti», dice l’avvocato Fiorenzo Cieri che chiede alla magistratura di punire chi non ha custodito il materiale. L’arredo e i beni personali sono stati distrutti nel corso di una incursione vandalica scoperta dalla cooperativa Araba Fenice, a cui l’immobile è stato assegnato dal Comune. La cooperativa ha subito denunciato l’episodio. Gli eredi Bevilacqua, però, sono furiosi con chi non ha custodito come avrebbe dovuto le loro cose, né le ha riconsegnate. La confisca della villa, oggetto di un lungo e controverso iter giudiziario, ad oggi non si è ancora conclusa. L’immobile confiscato aveva al suo interno l’arredamento delle proprie camere da letto, vestiario, biancheria, suppellettili e monili. «Ad oggi i miei clienti», spiega l’avvocato Cieri, «sono venuti a sapere che quanto era all'interno dell’immobile e non era confiscato non c'è più. Il fatto è stato scoperto quando il Comune ha affidato l’immobile alla società Araba Fenice srl per lo svolgimento di attività sociali».
L’elenco dei beni è lungo ed è riportato nella denuncia: una cucina di tipo industriale, diversi divani, scaffalature, un proiettore cinematografico oltre a tavoli con sedie; al piano primo una cucina componibile, 8 televisori a schermo piatto, termocamino, divano, cucina completa, sala da pranzo, soggiorno completo, camera da letto completa con bagno. Al secondo piano 5 camere da letto con diversi divani e due bagni con accessori, oltre a tutto il vestiario nonché la biancheria necessaria per le doti nuziali custodite in tre armadi, pianola con impianto acustico, 3 servizi di piatti, 2 set di pentole, robot cucina, 14 tende e 2 statue a forma di leone. «Tutti questi oggetti», recita la querela, «non sono stati custoditi ed accantonati per provvedere alla loro restituzione e ora non sono più nell'immobile. Il Comune avrebbe dovuto provvedere alla restituzione in favore dei legittimi proprietari prima di qualsiasi immissione in possesso e/o prima dell'affidamento dell'immobile a terzi, provvedendo in ogni caso alla loro custodia che, a quanto pare, è stata completamente omessa», è l’accusa dell’avvocato Cieri.

