Svelata la maxi rete dello spaccio In dieci finiscono sotto accusa

22 Agosto 2021

A capo della banda due fratelli, ufficialmente muratori, che vivono a Chieti Scalo e a Torrevecchia La marijuana arrivava dalle piantagioni gestite in Albania dai loro familiari: ecco le intercettazioni 

CHIETI. Ufficialmente, erano muratori. In realtà, dice la polizia, gestivano l’affare della droga a 360 gradi: dalla produzione di marijuana nei campi dell’Albania fino alla vendita delle dosi – cocaina compresa – nelle strade di Chieti, Pescara, Montesilvano e Francavilla. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha chiuso le indagini, condotte dalla squadra mobile teatina, sui fratelli albanesi Mikel e Klajdi Troka, che abitano rispettivamente a Torrevecchia Teatina e a Chieti Scalo, e altre 8 persone: sono tutti accusati, a vario titolo, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Sono state ben 59 le cessioni di droga documentate dagli investigatori del vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio e del commissario Nicoletta Giuliante.
LE ACCUSE Le indagini sono scattate nel 2019 e hanno svelato come a capo del «gruppo criminale» ci fossero i due fratelli. Entrambi sono riusciti a creare una fitta rete di contatti con connazionali residenti nelle province di Chieti, Pescara e Teramo ma anche con italiani che vivono nel capoluogo teatino, come Stefano Siclari e Veronica Garzia.
LE PIANTAGIONI Non solo spaccio “al minuto” di cocaina: gli accertamenti, anche grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali e continui pedinamenti, hanno consentito di scoprire che i Troka trafficavano consistenti quantitativi di marijuana che provenivano direttamente dalle coltivazioni gestite in Albania dai parenti dei capi della banda. La conferma è arrivata da ore e ore di conversazioni registrate.
LE INTERCETTAZIONI Quelle più significative hanno come protagonista Mikel Troka, che spesso si informava sulla situazione delle piantagioni: «Le piante stanno bene?», ha chiesto in un’occasione, senza troppi giri di parole, al padre che viveva in Albania. «C’è molta siccità», gli ha risposto il genitore. Che, all’indomani, lo ha tranquillizzato: «Meno male che ha piovuto, si era seccato tutto». Anche in altre circostanze le condizioni meteorologiche poco favorevoli sono finite al centro della discussione, soprattutto quando si parlava di un appezzamento di terra di circa 8mila metri dove la famiglia albanese coltivava lo stupefacente. Così è accaduto che Mikel, tornato da un viaggio fatto in Albania, tranquillizzasse Klajdi sullo stato di salute delle piantagioni: «Verde e fiori ovunque!», ha esclamato in auto, senza sapere che una microspia piazzata dai poliziotti stava registrando tutto.
I SEQUESTRI Durante le indagini sono stati sequestrati, in tre distinte operazioni, circa 14 chili di marijuana: secondo l’accusa, erano stati nascosti dai Troka, a Ripa Teatina, tra la vegetazione dietro il guardrail di una strada poderale, in prossimità del ponte che sovrasta la statale 649, e in un canale di scolo dell’acqua piovana che costeggia via Antica per Chieti. I poliziotti hanno incastrato i due fratelli attraverso i gps montanti sulle loro auto, che hanno consentito di mappare tutti gli spostamenti e individuare i luoghi in cui la droga veniva custodita. Nel corso dell’inchiesta uno degli attuali indagati, Efrim Pajaziti, era stato arrestato perché aveva nascosto 30 grammi di cocaina nella cassetta della posta.
LA DIFESA Gli indagati, difesi dagli avvocati Corradino Marinelli, Marco Cozza e Annamaria Ranieri, hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogati. Poi il pm deciderà se firmare la richiesta di rinvio a giudizio.
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