Svuotato il libretto postale di un anziano

Responsabile commerciale dell’ufficio sotto accusa per peculato: scoperti i prelievi dalle postazioni dei colleghi. Ma lui nega
CHIETI. Per l’accusa, in meno di un anno, ha fatto sparire oltre 76mila dal libretto di un anziano cliente. Francesco Ciavarelli, 41 anni, all’epoca dei fatti responsabile commerciale dell’ufficio postale di Sambuceto, è finito sotto processo per peculato e utilizzo indebito di carta di credito: secondo la procura, si è appropriato dei risparmi che appartenevano a un pensionato di 82 anni. Il caso è arrivato ieri davanti al tribunale collegiale di Chieti, presieduto da Guido Campli (giudici a latere Andrea Di Berardino e Chiara Di Gerio). In aula, per l’accusa, c’era il pm Giuseppe Falasca. L’allora dipendente delle Poste, si legge sul capo d’imputazione, «avendo per ragione del proprio ufficio la disponibilità del denaro che la vittima aveva depositato su un libretto al portatore, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, si appropriava della somma complessiva di 76.116 euro attraverso 16 distinti prelievi», con importi compresi tra 1.500 e 10mila euro. Per raggiungere il suo obiettivo – sostiene sempre la procura – il 41enne avrebbe utilizzato la postazione di altri dipendenti (all’oscuro di tutto) e la “carta libretto” che il cliente gli aveva affidato.
Il tutto sarebbe avvenuto tra il 29 maggio del 2014 e il primo aprile dell’anno successivo. All’inizio i rapporti tra il pensionato e Ciavarelli erano ottimi. I due si erano conosciuti quando l’imputato ricopriva l’incarico di consulente finanziario a Lanciano. Il dipendente delle Poste, considerando il rapporto di fiducia che si era instaurato, aveva continuato a seguire il cliente anche dopo il trasferimento a Sambuceto. Le indagini sono scattate perché il pensionato, nel 2015, si è rivolto alle Poste denunciando di non aver autorizzato una serie di operazioni. La procura di Lanciano ha aperto un fascicolo, poi la competenza è passata a Chieti.
L’imputato, assistito dall’avvocato Alessandro Troilo, respinge ogni accusa. Per la difesa, è impossibile che l’uomo abbia utilizzato le postazioni dei colleghi, in quanto per eseguire le operazioni occorrono le password. «Senza considerare che per gli importi più consistenti è necessaria l’autorizzazione del direttore. Un altro aspetto da valutare», aggiunge ancora la difesa, «è che – qualora i fatti fossero effettivamente avvenuti – il reato da contestare sarebbe l’appropriazione indebita e non il peculato, poiché l’imputato non era un incaricato di pubblico servizio. Non regge neanche l’accusa di utilizzo indebito di carte credito, perché è stata la presunta vittima a consegnare al consulente sia la carta che il codice pin». Poste Italiane, che ha licenziato il dipendente, si è costituita parte civile. Dalla prossima udienza, fissata al 15 ottobre, verranno ascoltati i testimoni.
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