Tabacchine, la rivolta 49 anni dopo

2 Aprile 2017

Le ex dipendenti dell’azienda si ritrovano per ricordare lo sciopero

LANCIANO. Rosa D’Ottavio ha appena finito di guardare, insieme ad altre ex tabacchine, il documentario realizzato dall’Altritalia sullo sciopero che infervorò Lanciano nel giugno del 1968. A chi le chiede cosa resta di quegli anni, qual è la prima cosa che le viene in mente dopo aver ascoltato le interviste alle compagne di lavoro di allora, risponde secca: «La forza di vivere e la volontà di andare avanti». Rosa fu una delle centinaia di tabacchine, dipendenti dell’impianto manufatturiero di viale Cappuccini, che per 40 giorni occupò la fabbrica e manifestò in strada contro i 400 licenziamenti annunciati dall’azienda. La vicenda è stata al centro del primo appuntamento che, nel centro servizi culturali della Regione in via Dei Frentani, ha aperto “Il mese della Resistenza”. Il filmato prodotto dall’Altritalia ha dato voce alle tabacchine Iolanda Cardinelli, Grazia Cotellessa, Esterina Fedele, Ornella Nanni, Esterina Pasquini ed Erminia Pozzi, filmate da Antonello Tiracchia per la regia e il montaggio di Enzo Francesco Testa. Iolanda Cardinelli è anche intervenuta in sala, insieme appunto a Rosa D’Ottavio, Maria De Virgiliis e Giuseppina Gallucci. Il documentario, che sarà proiettato nuovamente il 10 aprile, racconta la vita in fabbrica e la città stretta intorno alla protesta di centinaia di donne che, in molte famiglie, erano anche la principale fonte di reddito. A chi si presentava nei negozi con il “tesserino del tabacco” si faceva credito, e le botteghe aspettavano che chiudesse la fabbrica per accogliere la fiumana di operaie che andava a far spese. Non mancavano però i maldicenti, che delle tabacchine parlavano tutt’altro che bene. Al riguardo Iolanda Cardinelli ha raccontato una storiella molto popolare a Lanciano: «Una volta passò un’ambulanza che portava una tabacchina in ospedale e un signore seduto al bar disse “Chissà quale putt... ci sta dentro”. E poi venne a sapere che nell’ambulanza c’era sua moglie!». Alla fine del video arriva la domanda fatidica: «Lo rifaresti?», e tutte rispondono in coro: «Sì!». Lo stesso ripetono in sala, dopo quasi 50 anni, queste tabacchine che sono state l’orgoglio di una città e dei propri figli, alcuni presenti venerdì tra il pubblico. Uno di questi, Maurizio Di Martino, bambino nel ’68, ha voluto ricordare che «per me il tabacco era il profumo di mia madre che, dopo il lavoro, veniva a prendermi all’asilo, e ancora oggi quando sento quell’odore penso istintivamente a lei». Lorella, che ha accompagnato la mamma Iolanda, rivolta a lei e alle altre tabacchine ha detto «grazie per averci insegnato a difendere i nostri diritti». Il Comune negli anni ’90 ha deciso di abbattere l’edificio per far posto a un complesso residenziale, in gran parte ancora disabitato oltre che incompleto. «Questo non mi è piaciuto», dice Giuseppina Gallucci dopo la proiezione, «dovevano conservare il tabacchificio e la gente che viene per il Miracolo andava a vedere pure quello!».

Andrea Rapino