Tamponi, chiesti esami e risultati rapidi

16 Aprile 2020

Smargiassi e Taglieri (M5S): lunghe attese inaccettabili. Tana (Asl): nessun panico al San Pio. Chieffo: prevenzione vanificata

VASTO. Nessun nuovo caso di Covid-19 ieri a Vasto per il secondo giorno consecutivo. Resta il timore che i ritardi nelle risposte dei tamponi possano rinviare a fine settimana la comunicazione di nuovi contagi. È quanto è accaduto all’ospedale San Pio: alcune diagnosi sono state fatte dopo 14 giorni. Personale ospedaliero colpito dal Covid-19 si è rivelato portatore inconsapevole del virus. Contagi e paure anche nel presidio sanitario di Gissi.
OSPEDALE DI VASTO. Una infermiera ha lavorato per due settimane in sala operatoria al San Pio e poi è risultata positiva al Covid-19. Pietro Smargiassi (M5S), presidente della Commissione vigilanza della Regione, e Francesco Taglieri (M5S), vicepresidente della Commissione sanità della Regione, chiedono corsie preferenziali per i tamponi del personale sanitario. «L’attuale situazione è inaccettabile», dicono, «a Vasto, oltre il 40% dei contagiati è personale sanitario. Tra questi spiccano due infermieri del reparto di Urologia, una infermiera del Nido e uno della Rianimazione. Ultimo caso, un’anestesista che ha fatto il tampone a fine marzo e solo due giorni fa ha avuto i risultati. Un lasso di tempo lunghissimo, in cui l’infermiera ha svolto con serietà il suo lavoro in sala operatoria senza sapere di essere un vettore del virus». Smargiassi e Taglieri invitano la Asl a pensare a una corsia preferenziale per le analisi di laboratorio dei tamponi del personale ospedaliero per accelerare i tempi della diagnosi.
LA POSIZIONE DELLA ASL. «Anche a Vasto sono stati sottoposti a tampone tutti gli operatori e i pazienti dell’Urologia, in seguito della positività riscontrata in un paziente ricoverato per altre patologie». È quanto sostiene la Asl in una nota in cui sottolinea come «sono risultati contagiati un medico e due infermieri tutti asintomatici e posti in isolamento domiciliare. Sono state eseguite tempestivamente le operazioni di sanificazione e messi in sicurezza i pazienti che, in attesa del risultato del test, continuano a essere curati ognuno per la propria patologia. Non saranno effettuati nuovi ricoveri fino alla conclusione degli accertamenti. Quanto all’infermiera del blocco operatorio, in assenza di sintomi era stata sottoposta a tampone in quanto “contatto” di una persona risultata positiva: in attesa dell’esito aveva lavorato con le adeguate protezioni. In ogni caso la scelta di sottoporre a test tutti gli operatori ha consentito di far emergere positivi asintomatici che probabilmente non sarebbero mai stati scoperti». In tutto il San Pio sono comunque sono 12 i dipendenti contagiati. «Nessun panico nel nostro ospedale», aggiunge Francesca Tana, medico della Direzione di presidio, «e nessun focolaio da denunciare. Questo è un luogo nel quale le persone vengono per essere curate e, se sono portatrici, senza saperlo, di coronavirus, attiviamo percorsi e procedure per prenderle in carico e proteggere i nostri operatori. Abbiamo a cuore la sicurezza del personale e dei pazienti, i casi di contagio si possono verificare, ma si gestiscono senza gridare al caos, perché non c’è».
OSPEDALE DI GISSI. Il sindaco Agostino Chieffo, denuncia l’assenza e la mancanza di attenzione della Asl nella cura del presidio territoriale di assistenza (Pta) di Gissi. «A fronte di un altro caso di positività nella struttura Asl», protesta Chieffo, «è mancato il pronto intervento della stessa azienda. Gli esiti dei tamponi si conoscono dopo 10 giorni vanificando ogni azione preventiva. E mentre sui media si parla di investimenti milionari, la Asl non ha provveduto a dotare il Pta neppure del necessario per garantire la sicurezza degli operatori e degli utenti».
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