Tangenti al cimitero, in 17 a processo

4 Luglio 2020

Sotto accusa tre dipendenti comunali e anche 14 cittadini che pagavano per ottenere favori nella gestione delle tombe

VASTO. Scattano i rinvii a giudizio per l’operazione Eterno riposo su presunte tangenti al cimitero. Sono 17 le richieste di rinvio a giudizio decise dal gip Fabrizio Pasquale su richiesta del procuratore Giampiero Di Florio. La decisione del magistrato è arrivata dopo le indagini condotte dal commissariato di Vasto: decisivi per la valutazione del giudice i risultati delle verifiche fatte dalla polizia anche all’interno di alcune tombe vicine all’ingresso principale del cimitero. La polizia è scesa sotto terra per verificare le tumulazioni. L’approfondimento di indagine ha portato alla svolta.
L’inchiesta avviata due anni fa è partita per smantellare una presunta gestione parallela del cimitero, niente affatto legale. Oltre ai riscontri e alle verifiche sono stati numerosi anche gli interrogatori. L’indagine ha portato all’arresto di tre dipendenti comunali, Antonio Recinelli, Luisito Lategano e Franco D’Ambrosio e all’invio di 14 avvisi di garanzia. Tutti e 17 dovranno comparire davanti al gip del tribunale di Vasto il 19 novembre 2020. I tre ex dipendenti comunali finiti nei guai e difesi dagli avvocati Antonello Cerella, Massimiliano Baccalà e Alessandro Orlando, hanno sempre negato di avere preteso o indotto i cittadini a versare denaro per tumulazioni, esumazioni e trasferimento delle salme. Secondo la Procura, al contrario, gli accusati avrebbero lucrato, acquisendo la disponibilità dei loculi attraverso attività cimiteriali irregolari. I tre, stando a quanto riportato nel capo d’accusa, avrebbero chiesto da 150 a 700 euro per ridurre in urne cinerarie le salme anche quando lo stato degenerativo non lo consentiva. I 14 cittadini intercettati dalla polizia mentre parlavano con gli arrestati, avrebbero descritto comportamenti non del tutto legali. Anche loro però negano gli addebiti. Non ci stanno a passare per furbetti che cercavano di pagare i favori, ma durante gli interrogatori non hanno fornito risposte esaustive agli inquirenti e rischiano quindi di pagare anche penalmente, oltre che materialmente, un comportamento che ritenevano consuetudine.
Il dirigente del commissariato di Vasto, Fabio Capaldo, ha chiesto più volte ai cittadini indagati di collaborare: qualcuno pare abbia fornito risposte esaustive e preziosi elementi; altri si sono chiusi a riccio. Le tombe che sono state riaperte avrebbero raccontato però particolari importanti. È probabile che la vicenda, in fase di udienza preliminare, durante la quale gli avvocati cercheranno di smontare le accuse, regali ancora colpi di scena.
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