Tangenti al cimitero Quattro imputati vogliono patteggiare

16 Aprile 2021

VASTO. Operazione “Eterno riposo”: il Comune di Vasto si è costituito parte civile nel corso dell'udienza preliminare che si è tenuta ieri pomeriggio davanti al giudice Fabrizio Pasquale. Diciassette...

VASTO. Operazione “Eterno riposo”: il Comune di Vasto si è costituito parte civile nel corso dell'udienza preliminare che si è tenuta ieri pomeriggio davanti al giudice Fabrizio Pasquale. Diciassette le persone indagate per presunte tangenti al cimitero, tre dipendenti comunali, Antonio Recinelli, Luisito Lategano e Franco D’Ambrosio e 14 cittadini. I difensori hanno presentato al gip numerose eccezioni che sono state tutte respinte. Quattro degli indagati: Recinella, D’Ambrosio e due cittadini, hanno chiesto di patteggiare la pena. Su questo punto il giudice Pasquale si pronuncerà il 17 giugno, data della prossima udienza.
A chiedere il rinvio a giudizio dei 17 indagati è stato il procuratore capo della Procura di Vasto, Giampiero Di Florio. La decisione del magistrato è arrivata dopo le indagini condotte dagli uomini del commissariato di Vasto diretti da vicequestore aggiunto Fabio Capaldo. Il magistrato ha ritenuto importanti i risultati delle verifiche fatte dalla polizia anche all’interno di alcune tombe vicine all’ingresso principale del cimitero. Gli agenti del commissariato sono scesi addirittura sotto terra per verificare le tumulazioni. L’approfondimento di indagine ha portato alla svolta. L’inchiesta è stata avviata tre anni fa ed è partita per smantellare una presunta gestione parallela del cimitero, niente affatto legale. Oltre ai riscontri e alle verifiche sono stati numerosi anche gli interrogatori.
L’indagine ha portato all’arresto di tre dipendenti comunali e all’invio di 14 avvisi di garanzia. Ieri per i 17 gli accusati c'è stata l'udienza davanti al gip. Ad accompagnati un esercito di avvocati. A difendere i tre ex dipendenti comunali finiti nei guai sono gli avvocati Antonello Cerella, Massimiliano Baccalà e Alessandro Orlando. I tre hanno sempre negato di avere preteso o indotto i cittadini a versare denaro per tumulazioni, esumazioni e trasferimento delle salme. Secondo la Procura, al contrario, gli accusati avrebbero lucrato, acquisendo la disponibilità dei loculi attraverso attività cimiteriali irregolari. I tre, stando a quanto riportato nel capo d’accusa, avrebbero chiesto da 150 a 700 euro per ridurre in urne cinerarie le salme anche quando lo stato degenerativo non lo consentiva. I 14 cittadini intercettati dalla polizia mentre parlavano con gli arrestati, avrebbero descritto comportamenti quantomeno discutibili. Le tombe sono state riaperte e hanno raccontato particolari importanti. (p.c.)
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