Tangenti, chi ha pagato rischia il processo

6 Novembre 2018

La Procura intenzionata a chiedere il giudizio per i 14 utenti indagati per avere risposto alle richieste di denaro dei tre arrestati

VASTO. Operazione Eterno riposo: anche i 14 utenti indagati per aver acconsentito alle richieste degli ex dipendenti comunali arrestati nel corso di tumulazioni ed esumazioni, rischiano il rinvio a giudizio. Dopo gli interrogatori, nessuna della posizioni al centro delle indagini della polizia, risulta essersi alleggerita. I riscontri e le verifiche che hanno fatto seguito agli interrogatori sono ancora in corso e l’indagine coordinata dal commissario Fabio Capaldo, è ancora aperta. Ciascuna delle persone indagate ha nominato un avvocato difensore. Alcuni dei 14 finit sotto inchiesta, interrogati dalla polizia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Altri avrebbero risposto alle domande fornendo elementi sui quali sono in corso approfondimenti. Sicuramente chi ha parlato ha fornito agli investigatori novità da approfondire. Gli interrogati, intercettati dalla polizia mentre dialogavano con gli arrestati, rischiano insomma di pagare anche penalmente un comportamento che ritenevano una consuetudine. Alla presenza dei loro difensori, avrebbero fatto delle precisazioni che potrebbero rivelarsi comunque significative ai fini dell’inchiesta.
Intanto il 12 novembre il Riesame discuterà della remissione in libertà di Luisito Lategano e Antonio Recinelli, i due ex dipendenti arrestati, poi messi in libertà ma finiti ancora ai domiciliari per essere stati al cimitero, e poi tornati nuovamente liberi. I due, nei guai dalla scorsa estate con Franco D’Ambrosio, negano di avere avuto comportamenti scorretti ma soprattutto continuano a negare di avere preteso o indotto i cittadini a versare denaro per tumulazioni, esumazioni e trasferimento delle salme. Nell'ordinanza di custodia cautelare gli investigatori parlano di somme che variavano da 150 a 700 euro per ridurre in urne cinerarie le salme anche quando lo stato degenerativo non lo consentiva. Negano anche di essere tornati al cimitero per discutere dell’inchiesta con gli ex colleghi. Di diverso avviso la Procura tant’è che la revoca degli arresti domiciliari e del divieto di dimora è stata impugnata dal procuratore di Vasto, Giampiero Di Florio, davanti al tribunale del Riesame. Contestualmente, però, gli avvocati Alessandro Orlando e Massimiliano Baccalà, difensori di Antonio Recinelli, annunciano il ricorso in Cassazione contro l’aggravamento della misura cautelare disposto dopo la visita al cimitero del loro cliente. Una vicenda, insomma, che promette di regalare ancora nuovi colpi di scena.
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