Tangenti sui morti, si allarga l’inchiesta

7 Luglio 2018

Polizia in Comune: ascoltati sindaco e funzionari, acquisiti altri documenti. Si indaga anche sulle sepolture degli anni scorsi

VASTO . Si allarga l’inchiesta sulle tangenti al cimitero. Ieri mattina la polizia è tornata in municipio. Mentre il dirigente del commissariato Fabio Capaldo ha ascoltato il sindaco Francesco Menna (che ha confermato disponibilità e collaborazione), gli uomini della giudiziaria sono saliti al secondo piano di Palazzo di città per ascoltare alcuni funzionari a cui compete occuparsi di esumazioni e tumulazioni.
IL NUOVO BLITZ. Gli agenti hanno spulciato per ore documenti e ricevute e acquisito altro materiale cartaceo da aggiungere ai documenti sequestrati a maggio. È probabile, dunque, che l’inchiesta miri a scoprire da quanto tempo durasse il comportamento illecito dei tre dipendenti comunali finiti in manette: Luisito Lategano, Antonio Recinelli e Franco D’Ambrosio. Un comportamento accettato con rassegnazione da molti cittadini quasi fosse consuetudine. La visita della polizia servirà anche a quantificare il danno subito dal Comune, in quanti casi non sono stati versati i contributi che sarebbero dovuti finire nelle casse comunali e come e perché veniva evasa la procedura regolare. Il calcolo delle somme che mancano dall’inizio dell’inchiesta (novembre 2017) potrebbe essere moltiplicato per almeno 6 anni. Le prime proteste sulle tumulazioni risalgono, infatti, al 2012. Gli investigatori hanno tuttavia bisogno di prove e denunce. «I cittadini che vogliono collaborare sono bene accetti», dice Capaldo. Senza denunce diventa arduo risalire a ciò che avveniva in passato.
IL CARTELLO. L’unico elemento concreto è il cartello affisso dal Comune a novembre 2017 sul cancello del cimitero. Per il M5S rivela che a palazzo di città qualcuno sapesse ma non ha avuto il coraggio di denunciare. «Sembra», affermano i pentastellati, «che i tre dipendenti comunali infedeli abbiano agito indisturbati per un lungo periodo di tempo, senza che nessuno ai livelli superiori sia intervenuto per accertare ed interrompere operazioni e pagamenti illeciti, oggi addebitati agli arrestati e ad altri 14 privati cittadini indagati. Forse qualcuno “sospettava” tant’è che nel novembre del 2017, sui cancelli del cimitero, è stato affisso un cartello con il logo del Comune, non firmato, che invitava perentoriamente i cittadini a non versare al personale del cimitero i pagamenti, da fare invece esclusivamente negli uffici comunali o nell’istituto bancario preposto. Dopo il cartello però», sottolinea il M5S, «non c’è stato alcun intervento concreto di controllo ed interdizione da parte dall’amministrazione comunale per individuare eventuali responsabilità e porre fine ad eventuali operazioni illecite condotte a danno delle casse comunali ed irrispettose verso i defunti. Da parte del sindaco e dell’assessore Barisano solo dichiarazioni di circostanza o strumentali nel tentativo di interpretare l’accaduto come una conferma dell’opportunità di cedere ai privati la gestione del cimitero».
IL SILENZIO DEL COMUNE. Il M5S non è il solo a stigmatizzare l’atteggiamento del Comune. L'opposizione invoca chiarezza. «Com’è possibile», commenta Davide D’Alessandro, vicepresidente del consiglio comunale, «che l’amministrazione commenti con un timido comunicato questa vicenda dando invece spazio alle sagre con incontri e conferenze. I cittadini esigono risposte e chiarimenti. O forse si fanno i comunicati per non rispondere alle domande? Il caso “Eterno riposo” riguarda solo tre dipendenti o c’è responsabilità da parte di chi non ha vigilato? L’amministrazione Menna comunica ma non risponde».
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