Tarsu, caos aumenti Ora il Comune dice no ai rimborsi

L’amministrazione Pupillo decide di tenersi i 990 mila euro E impugna in Cassazione il primo ricorso vinto da un cittadino
LANCIANO. Il Comune non rimborserà gli aumenti illegittimi della Tarsu 2013. Al momento è questa la posizione dell’amministrazione Pupillo, che ha impugnato in Cassazione il primo ricorso, quello vinto da Francesco Paolo D’Orsogna davanti alla commissione tributaria regionale e che ha dato il via a decine di altri ricorsi. «Aspettiamo l’esito del ricorso in Cassazione prima di valutare il da farsi», annuncia il sindaco Mario Pupillo rispondendo in consiglio comunale all’ordine del giorno presentato dai consiglieri di opposizione.
Nel novembre di quattro anni fa l’amministrazione comunale decise di non applicare la nuova tassa sui rifiuti, la Tares, e di prorogare la Tarsu già in vigore l’anno precedente, possibilità concessa dalla legge. In questa operazione però, secondo le minoranze, il Comune avrebbe incassato 990mila euro in più, non dovuti, poiché aumentò le tariffe (+19% per le utenze domestiche e +33% per le altre attività) malgrado la legge stessa specificasse che eventuali aggravi di costi non avrebbero dovuto pesare sulle tasche dei contribuenti, bensì sulla fiscalità generale.
L’opposizione chiedeva, quindi, «la restituzione in tempi brevi delle somme versate e non dovute a titolo di Tarsu per l’anno 2013 e l’apertura di uno sportello per gestire le controversie». A entrambe le richieste l’amministrazione ha risposto “no”. «La nostra azione è improntata a legittimità, legalità e rispetto dei cittadini», ribatte in aula Pupillo, «se nel 2013 avessimo applicato la Tares, negozi e attività avrebbero pagato fino al 300% o 500% in più per la tassa dei rifiuti. La Tares era una vergogna, tanto che lo stesso Governo l’ha abolita l’anno successivo. A quel punto ci siamo documentati sulla possibilità o meno di aumentare le tariffe», spiega il primo cittadino, «se non lo avessimo fatto i cittadini avrebbero dovuto pagare la parte mancante, necessaria per raggiungere il pareggio tra costi e servizi, con altre tasse. Non abbiamo “rapinato” nessuno», sottolinea il sindaco, «continueremo sulla nostra strada e difenderemo la nostra posizione davanti ai giudici di Cassazione e davanti alla commissione tributaria per quanto riguarda i nuovi ricorsi».
Le sentenze a favore dei contribuenti si susseguono. Il ricorso in Cassazione risale ormai al 26 ottobre 2016, ma non ci sono tempi certi per la pronuncia. «È l’unica sentenza che può mettere un punto alla vicenda», interviene il consigliere di maggioranza (Pd) Elisabetta Merlino, avvocato, «è opportuno e prudente per il Comune attendere l’esito perché bisogna fare i conti anche con il bilancio e con chi non ha impugnato le cartelle».
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