Tasse mai pagate, i politici morosi ora rischiano il posto in Comune

Sotto accusa ci sono 14 amministratori: 4 sono componenti della giunta Di Primio, 10 sono consiglieri Un articolo del Testo unico degli enti locali apre alla decadenza. Il debito totale sfiora i 38mila euro
CHIETI. Diventano di colpo a rischio gli incarichi dei politici indebitati con il Comune da 8 anni: c’è chi dal 2011 ignora i solleciti e le ingiunzioni per le bollette mai pagate dei rifiuti, acqua, tassa sugli immobili e mensa scolastica. Secondo i calcoli della Teateservizi, la società del Comune che si occupa della riscossione dei tributi, il debito accumulato sfiora i 38mila euro. Ma a fronte di questo grande numero, adesso, i 14 amministratori potrebbero ritrovarsi senza più ruoli pubblici.
L’ARTICOLO 63 E LA SMORFIA. Il Testo unico degli enti locali – una pietra dell’ordinamento che stabilisce i principi del funzionamento di Comuni e Province – contiene un articolo che mette nero su bianco che gli amministratori indebitati con il Comune o con aziende pubbliche collegate non possono ricoprire incarichi. L’applicazione dell’articolo 63 del Testo unico – 63 come la sposa della smorfia napoletana – è stata richiesta, di recente, a Reggio Calabria con la scoperta di «alcuni» consiglieri morosi. Una situazione che potrebbe ripresentarsi tale e quale anche a Chieti visti i numeri: su 43 amministratori – contando il sindaco, i 9 assessori e i 33 consiglieri – in 14 hanno debiti con la Teateservizi. Uno su tre è moroso.
CHI SONO. Nel dettaglio, si tratta di 4 componenti della giunta e 10 consiglieri, compresi candidati alle ultime elezioni regionali: c’è chi deve poche centinaia di euro; chi oltre mille; in due hanno un debito che si aggira intorno ai tremila euro; e, in un caso, spunta una maxi cartella da 10.688 euro.
ASSESSORE 10MILA EURO. In base a quanto si apprende, è un assessore il responsabile del debito maggiore: a fronte di 12 solleciti e ingiunzioni per 11.515,07 euro, l’assessore ne ha pagati solo tre per 1.861,04 euro: il residuo da saldare è di 9.654,03 euro. Sulle distinte della Teateservizi, nelle caselle dei pagamenti effettuati dal contribuente, il numero più ricorrente è lo zero. Agli oltre 9mila euro si aggiungono altre tre cartelle per l’acqua: 1.034,64 euro. L’importo complessivo dovuto dall’assessore è di 10.688 euro. Ogni assessore percepisce uno stipendio di circa duemila euro al mese: visto che le cartelle risalgono anche al 2011, durante i 5 anni della seconda giunta Di Primio, iniziata nel 2015, ci sarebbe stato il tempo per ripianare il debito. Ma lo stipendio dell’assessore è sempre rimasto intatto: nessuno gli ha chiesto conto di quelle cartelle ignorate. In un caso, l’assessore sarebbe risultato «irreperibile».
«DEBITO ESIGIBILE». Adesso, però, l’articolo 63 è una spada di Damocle che pende sui furbetti del Comune: «Non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, consigliere metropolitano, provinciale o circoscrizionale: colui che», recita il documento, «avendo un debito liquido ed esigibile, rispettivamente, verso il comune o la provincia ovvero verso istituto od azienda da essi dipendenti è stato legalmente messo in mora ovvero, avendo un debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi nei riguardi di detti enti, abbia ricevuto invano notificazione dell’avviso». E sulle cartelle dei politici c’è scritto proprio: «Il credito è divenuto certo, liquido ed esigibile ed è definitivo e incontestabile per cui occorre procedere al recupero coattivo».
DI PRIMIO. Una norma che potrebbe avere ripercussioni immediate considerata la presa di posizione dell’assessore alle finanze Valentina Luise, rilanciata anche dal sindaco Umberto Di Primio: «È evidente e indiscutibile», sono le parole dell’assessore, «che gli amministratori comunali non possono e non devono avere trattamenti diversi da quelli riservati a qualunque altro contribuente. Anzi, ove fosse confermata la notizia, trattandosi di pubblici ufficiali, le conseguenze sarebbero ancor più gravi e non solo dal punto di vista dell’immagine». E il sindaco parla di «situazione incresciosa»: «Si faccia assoluta chiarezza su questa situazione incresciosa. Come è possibile che solo ora la Teateservizi si accorga che deve incassare somme anche cospicue, risalenti addirittura al 2011, a prescindere che i debitori siano amministratori o semplici cittadini?».
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