TE Connectivity rassicura: «San Salvo sito intoccabile»

Vertice azienda-sindacati dopo l’annuncio dello stop produttivo in Piemonte Uilm, Fiom e Fim: i dirigenti torneranno a febbraio con un piano quinquennale
VASTO. Lo stabilimento della TE Connectivity di San Salvo non chiude. A ribadirlo con determinazione sono stati ieri pomeriggio i dirigenti della multinazionale nel corso di un incontro con i sindacati nella sede di Vasto di Confindustria. I rappresentanti dell’azienda, Bjorn Sperling e Diego Righetti, si sono detti dispiaciuti e rammaricati per le notizie circolate nei giorni scorsi. Lo stabilimento di Piana Sant'Angelo è stato definito un "sito mirato" e destinato alla produzione di silicone. Oltre alla fabbrica di San Salvo solo in Ungheria si produce silicone ma in minima parte rispetto alla quantità prodotta qui. Il sito produttivo abruzzese quindi, al momento, è intoccabile.
Sperling e Righetti hanno annunciato un comunicato ufficiale di smentita di quanto riportato qualche giorno fa da alcuni quotidiani del Nord. A San Salvo la TE Connectivity offre lavoro a poco più di duecento dipendenti. La famiglie hanno vissuto momenti di grande preoccupazione nei giorni scorsi.
«I dirigenti dell'azienda», spiega Felice De Meo, della Uilm con i colleghi di Fiom e Fim, «si sono detti molto dispiaciuti per questo ed hanno rassicurato le famiglie. I dirigenti hanno spiegato che torneranno a San Salvo a febbraio per illustrare i programmi futuri e il piano industriale che abbraccia un quinquennio».
I sindacati dopo l'incontro di ieri attendono la nota ufficiale della multinazionale per convocare le assemblee in fabbrica ed illustrare i progetti dell'industria TE Connectivity, che produce materiale sia per gli elettrodomestici che per il settore automotive, martedì scorso aveva annunciato la chiusura della fabbrica di Collegno (Torino) e anticipato notizie rassicuranti per la fabbrica di San Salvo e per le sedi di Assago, in Lombardia, e Frascati, nel Lazio. Il gruppo aziendale ha deciso la chiusura del sito alle porte di Torino entro settembre 2025. I sindacati contestano la decisione. «Non possiamo che essere solidali con loro», aggiunge Felice De Meo. «Auspichiamo che prima del 2025 possa essere trovata una soluzione».
La decisione dell’azienda, è dovuta al calo della domanda nel settore dei prodotti per gli elettrodomestici. Le lavorazioni saranno spostate quindi negli Stati Uniti e in Cina. I sindacati piemontesi ieri hanno proclamato 8 ore di sciopero e hanno organizzato un presidio per tutti i turni e un’assemblea sindacale davanti ai cancelli della fabbrica. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

