Teateservizi, accuse al Comune: «È giusto sciogliere la società»

I verbali della riunione del collegio sindacale parlano di «inerzia conclamata» da Palazzo di città L’organo sostiene le decisioni prese dall’amministratore unico: «Azzerato il capitale sociale»
CHIETI . La Teateservizi va sciolta a causa della riduzione del capitale societario al di sotto del minimo legale. È quanto sostengono i tre componenti del collegio sindacale Ezio Longhi, presidente, Matteo Di Fabio e Adelina Di Pietro che parlano di «capitale sociale azzerato e patrimonio netto negativizzato» e tacciano il Comune, socio unico della società, di «inerzia conclamata». Il collegio sindacale si è riunito giovedì scorso dopo l’ultima assemblea dei soci della partecipata che si occupa di riscossione tributi, parcheggi a pagamento e servizi cimiteriali. Alla riunione, indetta dall’amministratore unico Massimo Marchetti, hanno preso parte anche il sindaco Diego Ferrara, il segretario generale del Comune Celestina Labbadia, il delegato alle società partecipate Andrea Rondinini, il responsabile del servizio Legale del Comune Patrizia Tracanna, Luca Di Iorio in qualità di consulente del Comune e Basilio Ruscetta, consulente fiscale della società.
Il collegio sindacale ha appoggiato l’impostazione che Marchetti – l’amministratore revocato a febbraio ma ancora alla guida della società – aveva tracciato sin dalla contestata assemblea dei soci del 10 marzo scorso: vale a dire l’approvazione del bilancio con il ripiano della perdita da parte del Comune, oppure la messa in liquidazione della società. In quella occasione, il Comune non aveva voluto prendere decisioni e così Marchetti ha riproposto lo stesso ordine del giorno nell’ultima assemblea dei soci di giovedì scorso, avviando nel frattempo la pratica di liquidazione della società.
Anche nell’ultima assemblea dei soci, però, il Comune non ha voluto prendere decisioni. Il sindaco ha motivato in questo modo la scelta: «Poiché la società non ha reso al socio le informazioni minime necessarie per le deliberazioni in questione», si legge nei verbali dell’assemblea, «ritiene invalida la convocazione. Inoltre i tempi propri dei procedimenti amministrativi necessari non consentono all’ente di utilmente deliberare». Marchetti ha fatto mettere a verbale il suo dissenso, «alla luce», si legge, «delle evidenze risultanti dalle precedenti assemblee, dei verbali rimessi dal collegio sindacale e delle varie note inviate ai dirigenti dei vari settori interessati dai servizi affidati, essendo tutti gli interlocutori perfettamente a conoscenza della situazione aziendale, ritenendo incomprensibile la richiesta di ulteriore dilazione».
Dilazione che anche il collegio sindacale ha criticato: «Un rinvio sarebbe stato un ulteriore e inutile ingiustificato differimento di termini», si legge nei verbali, «sarebbe stato possibile solo per favorire una definitiva deliberazione in ordine alla nomina del professionista intervenuto come possibile liquidatore, una volta acclarata l’impossibilità di deliberare la copertura delle perdite sin qui emerse che hanno azzerato il capitale sociale e negativizzato il patrimonio netto. Atteso che il socio ha unilateralmente inteso non deliberare su nessuno dei punti in discussione, il collegio concorda con la decisione assunta dall’amministratore Marchetti di proseguire con l'iter previsto, stante l’inerzia conclamata e perdurante del socio». Tutto rinviato ora all'assemblea dei soci di giovedì, quando verrà nominato il commissario liquidatore.
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