Teateservizi, spunta l’atto che svela guadagni “facili”

Case popolari: Il Comune ha pagato 80mila euro l’anno per recuperarne 60mila La lettera di una dirigente finisce in mano agli avversari del sindaco Di Primio
CHIETI. La domanda è: perché spendere 80mila euro l'anno per recuperarne 60mila? Dopo il caso dei 2,4 milioni a Formula Ambiente ne spunta un altro. C’è un documento circostanziato, che pubblichiamo a destra, firmato da un’esperta dirigente comunale, Gabriella Pollio, che scoperchia il pentolone delle strane spese del Comune di Chieti e dei guadagni “facili” della Teateservizi. Il tema è attuale: le case popolari, i morosi e il business del Comune che, ahinoi, si traduce in un’arte a perdere. La dirigente lo spiega in una lettera inviata il 25 marzo scorso alle commissioni consiliari IV e VI.
Correva l'anno 2007 quando la società partecipata Teateservizi cominciava a gestire la riscossione degli affitti degli immobili comunali e il recupero coattivo dei canoni non versati da furbetti o disperati. Ma nel 2008 alla stessa Teateservizi viene affidato il compito extra di rideterminare i canoni, sottoscrivere i nuovi contratti di locazione e inviare i bollettini per pagare. Teateservizi non lavora gratis, viene lautamente ricompensata. «Questo accordo però non è mai stato soggetto a nessun tipo di verifica», afferma Silvio Di Primio, esponente dell'Altra Chieti, venuto in possesso della lettera della dirigente e che ora annuncia ricorsi alla Corte dei Conti e alla procura. Perché tirare in ballo la giustizia? Il motivo è presto detto: a fronte di un introito del Comune per canoni di 74.147 euro per il 2013 e 62.437 per il 2014, alla Teateservizi sono stati corrisposti, oltre agli aggi, 80mila euro per ciascuna annualità. Il Comune, nel biennio, ha incassato 135.584 euro ma per ottenere questo risultato ha pagato alla Teateservizi 160.000 euro. Roba che farebbe impallidire anche il più scarso degli economisti. Dagli atti dell'ente emerge anche che le morosità, cioè i non riscossi, sono raddoppiate dai 43mila euro del 2008 agli 80mila del 2014. Fino ad arrivare ad un totale di mezzo milione di euro! La fonte è autorevole: una lettere di Teateservizi all'Ufficio case passato dalle mani dell’ex assessore Ivo D'Agostino, travolto dallo scandalo del sesso in cambio di alloggi, a quelle dell’avvocato Dario Marrocco. «Ma Teateservizi non ha provveduto a rideterminare i canoni, né ha ristipulato nuovi contratti con gli assegnatari, né infine ha provveduto a realizzare un censimento della situazione economica di chi occupa gli immobili comunali per rideterminare correttamente i canoni e stabilire le morosità», afferma Enrico Raimondi, candidato sindaco dell'Altra Chieti. Sono accuse pesanti. Raimondi e Di Primio chiedono perché finora «Nessun dirigente si è mai accorto dello spreco?». E perché: «Il sindaco Di Primio, gli assessori alla casa D'Agostino e Marrocco, gli assessori alle Finanze Melideo e alle Partecipate D'Ingiullo, non hanno vigilato?». Mezzo milione non pagato da disperati o furbetti. E spese d’oro che superano le entrate. «Poi gli amministratori si lamentano che il Comune non ha un centesimo per la manutenzione delle case comunali», concludono gli accusatori con un pizzico di populismo che non fa mai male. La palla passa ai magistrati.

