Teateservizi, tagliate le deleghe al capo

13 Marzo 2018

L’amministratore Festa riduce gli incarichi al direttore generale Barbone: ora deve occuparsi solo della riscossione delle tasse

CHIETI. Quasi azzerate le deleghe in mano al direttore generale della Teateservizi Antonio Barbone. Sembra un terremoto quello innescato al vertice dell’ente che si occupa della riscossione delle tasse comunali: tutte le deleghe, tranne una, passano all’amministratore unico Carlo Festa, chiamato il 29 settembre scorso dal sindaco Umberto Di Primio per rimettere ordine in un ente decisivo per il Comune.
Con un atto firmato il 22 febbraio e tenuto riservato, Festa cambia l’assetto della Teateservizi. E la decisione, quasi una rivoluzione nella partecipata comunale, arriva dopo le polemiche nate intorno a un buco da oltre 15 milioni di euro nelle casse del Comune: il 31 gennaio, i revisori dei conti avevano denunciato «forte criticità» nella riscossione delle tasse affidata alla Teateservizi. Una versione cavalcata da Di Primio: se i conti del Comune sono in rosso, così aveva commentato il sindaco, la responsabilità è anche della Teateservizi che non sarebbe riuscita a stanare gli evasori. Di Primio aveva usato queste parole: «Troppe migliaia di euro mancano a causa dei mancati versamenti per Tari, Tosap e Imu, ed è lo stesso per scuolabus, mense scolastiche e servizio idrico. In questo, non esente da responsabilità è anche la Teateservizi dalla quale ci aspettiamo una maggiore e qualitativamente più alta attività di recupero della evasione e della elusione».
In un pugno di giorni ecco la decisione di Festa che rimescola gli incarichi: a Barbone, arrivato nel 2016 con l’ex amministratore unico Valerio Visini, resta in mano soltanto la delega alla riscossione (tributaria ed extra tributaria). È la più importante e, quindi, la scelta di Festa non sembra un atto di sfiducia: per il Comune in ginocchio, le entrate delle tasse sono fondamentali. E Festa chiede a Barbone di applicarsi al 100% sulla riscossione attraverso un piano che aumenti gli introiti da subito, a partire dai canoni del presente fino a recuperare le somme non pagate nel passato. Dopo la presa di posizione dei revisori, Di Primio aveva chiesto una svolta immediata lanciando anche un ultimatum alla Teateservizi attraverso un annuncio: il Comune avrebbe potuto escludere la partecipata per affidarsi all’Agenzia delle Entrate e Riscossione con l’obiettivo di recuperare gli arretrati non pagati dai cittadini: «Visto che gli incassi derivanti dalle locazioni di immobili comunali residenziali e commerciali non sono soddisfacenti, ricordo che la riscossione dei fitti è affidata alla Teateservizi», così aveva detto il sindaco, «stiamo valutando di affidare questa attività all’Agenzia delle Entrate e Riscossione».
Ora, con Barbone dedicato solo alla riscossione, tutto il resto delle incombenze passa nelle mani di Festa. Che non avrà alcun aumento di stipendio. A quanto si dice negli ambienti del Comune, la decisione di rimodulare le deleghe sarebbe stata presa con l’accordo tra le parti.
Ma il ridimensionamento delle deleghe porterà a un taglio delle indennità di Barbone? È una domanda centrale perché, tre giorni prima delle elezioni, il M5S ha annunciato un esposto all’Anac proprio sullo stipendio del direttore generale. Attualmente, Barbone percepisce uno stipendio base di 43.310 euro lordi a cui si aggiungono altri 36.851 euro, sempre lordi, a titolo di retribuzione di posizione per un totale di circa 80mila euro. Secondo i consiglieri grillini Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, quello di Barbone sarebbe un mini-contratto ritoccato poi al rialzo: per questo, il M5S vuole mandare gli atti all’Anac guidato da Raffaele Cantone.
E sembra che anche Festa voglia vederci chiaro sul caso stipendio, soprattutto dopo il taglio delle deleghe: l’amministratore unico ha chiesto un parere legale all’avvocato Valerio Speziale di Pescara. Sarà proprio Speziale a dire quale deve essere il tetto dello stipendio di Barbone.