Teateservizi verso il fallimento Di Iorio: «Inerzia del Comune»

Il piano di risanamento e la variazione del contratto di servizio della partecipata sono in alto mare Il liquidatore dimissionario scrive a Corte dei conti, procura e prefetto. Chiesti interventi urgenti
CHIETI. Una bocciatura a tutto tondo della politica di risanamento della società pubblica Teateservizi arriva, a sorpresa, dal liquidatore dimissionario Luca Di Iorio che, in una nota lunga e articolata, accusa il Comune di «inerzia» e paventa il rischio concreto di fallimento della partecipata. A causa del «mero passare del tempo», è l’opinione del dottore commercialista e revisore che ha stilato il piano concordatario per salvare la municipalizzata dal default, l’amministrazione non ha dato «corretta esecuzione» né alla delibera approvata in consiglio comunale il 27 marzo scorso, che ha tracciato le linee guida per il salvataggio della società che gestisce la riscossione dei tributi, né alla modifica del contratto di servizio vigente.
Ieri mattina nel corso dell’assemblea dei soci di Teateservizi - presenti anche il presidente del collegio sindacale Luigi Mezzanotte, i due componenti Matteo Di Fabio e Adelina Di Pietro, e il consulente Paolo Palumbo - c’è stato il faccia a faccia tra il liquidatore e il sindaco Diego Ferrara. L’incontro si è poi concluso con la richiesta di aggiornamento della seduta al 12 giugno prossimo alle ore 12, quando Di Iorio dovrà sciogliere il nodo relativo al ritiro o meno delle dimissioni. Le ragioni che hanno spinto Di Iorio a fare un passo indietro sono riassunte in un documento che porta la data del 26 maggio scorso, inviato dal commercialista e revisore non solo al Comune e al collegio sindacale di Teateservizi, ma anche alla Corte dei conti, al prefetto e alla Procura. La nota riassume le diverse fasi e interlocuzioni, a partire dalla presentazione del piano di risanamento in consiglio comunale. In diversi punti si evidenzia come il fallimento della partecipata possa avere effetti diretti «nell’economia e nella finanza dell’Ente», ma anche «sugli interessi della collettività locale». I dubbi, in particolare, riguardano l’erogazione e la continuità dei servizi pubblici essenziali ad oggi in capo a Teateservizi, ossia la riscossione, ma anche la gestione di cimiteri e parcheggi a pagamento «non potendosi concepire la cessazione di essi», scrive Di Iorio, precisando più avanti che «gli organi preposti alla gestione amministrativa e tecnica» del Comune non solo non si sono confrontati sulla possibilità di fallimento e non hanno esaminato «i costi correlati e i rischi», ma nemmeno le «soluzioni alternative utili a garantire la continuità dei servizi».
Un punto del documento firmato da Di Iorio, in particolare, merita attenzione: «Si rischia concretamente che la volontà di scegliere per il fallimento della società si formi per inerzia degli organi titolari del potere-dovere di agire e in conseguenza del mero passare del tempo». Il liquidatore passa poi a elencare i ritardi: un anno dalla messa in liquidazione di Teateservizi, oltre sei mesi dall’avvio del concordato, quattro mesi dalla conoscenza della necessità di dover modificare il contratto di servizio e circa due mesi dalla delibera con il piano di salvataggio approvata in consiglio comunale. «Tra tutte le alternative possibili», osserva il liquidatore, «il piano di risanamento e il contratto di servizio decisi dal consiglio, hanno quantomeno il pregio, tra tutte le alternative possibili, di indicare chiaramente i costi e i vantaggi per l’ente, ma anche le modalità organizzative e un programma di lavoro». «Sicuramente i tempi imposti dalla disciplina fallimentare mal si conciliano con le scelte di un’amministrazione pubblica locale», chiosa Di Iorio, «ma è pur vero che sono tempi conosciuti, certi».
Di qui la richiesta «urgente» al segretario generale Celestina Labbadia, titolare del cosiddetto controllo analogo, al collegio dei revisori, al dirigente dei servizi finanziari, al sindaco e al presidente del consiglio comunale Luigi Febbo di «intervenire con assoluta urgenza», decidendo «di dare un indirizzo esplicito in materia e, soprattutto, con riguardo al fallimento della società, se è questa la scelta che si intende compiere».
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