Tedeschini e Auriemma per il dopo Mennini

30 Marzo 2016

In duecento gremiscono la procura per salutare il nuovo Pg che va all’Aquila Gli impiegati si commuovono, tra i doni anche un mini olmo campestre

CHIETI. Emanuela non si commuove facilmente eppure ieri ha pianto mentre Pietro Mennini dava l’addio a Chieti. Per sette anni ha diretto la procura di Chieti, dal sette aprile sarà all’Aquila come procuratore generale, il magistrato romano che fece confessare i protagonisti della tangentopoli pescarese, senza che nessuno gli abbia mai portato rancore, che lesse la requisitoria del processo per l’omicidio dell’avvocato Fabrizio Fabrizi e affrontò la squadra di avvocati più agguerrita che esista per l’omicidio del maresciallo Marino Di Resta, ha salutato la città presente in procura sotto forma di istituzioni, tutte, dal sindaco ai vertici delle forze dell’ordine, agli avvocati. E’ più facile dire chi non c’era che elencare i presenti. Ma anche la gente comune, come Claudio l’edicolante di via Spaventa, è dispiaciuto per la partenza del magistrato che in sette anni non ha mai tenuto chiusa la porta del suo ufficio, che ha sempre unito l’umanità allo spirito di legalità e che ha saputo con equilibrio collaborare e far collaborare, sia dentro che fuori dal palazzo.

Si è già aperta la corsa al dopo Mennini. In pole position compaiono il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, e il sostituto procuratore di Teramo, Bruno Auriemma, che tanto piaceva a Bruno Paolo Amicarelli, l’altro procuratore generale passato per Chieti. Ma anche i sostituti Giuseppe Falasca, Anna Lucia Campo e Marika Ponziani, hanno presentato domanda, con minori possibilità, per succedere a Mennini, nato nel 1950 e pretore a Biella come prima esperienza. Quindi sostituto procuratore a Teramo, prima di trasferirsi a Pescara come sostituto del procuratore Enrico Di Nicola e procuratore aggiunto di Nicola Trifuoggi, che all’Aquila è andato prima di lui ma non più come inquirente.

Ha scelto la politica Trifuoggi. Quella politica che aveva messo sotto processo. Non ha tradito la sua missione invece Mennini che ieri, alle 12, è stato protagonista di un saluto che non ha precedenti, almeno recenti, nella storia della magistratura teatina.

Tra la folla di chi lo ha onorato c’era il fior fiore dell’avvocatura abruzzese, primo fra tutti Giuliano Milia, e teatina, come Pierluigi Tenaglia, presidente dell’Ordine, e Luigi Orsini, un simbolo delle toghe prestato con passione al giornalismo. Con il pm Falasca nei panni di cerimoniere, si sono susseguiti nel saluto il vice prefetto Valentina Italiani; uno spigliato sindaco Umberto Di Primio che si è anche concesso una battuta sul “difetto” del magistrato di camminare sempre sul lato sinistro del Corso. O il presidente del tribunale Geremia Spiniello, più amico che giudice terzo, che dice di far fatica a chiamarlo “eccellenza”. Quindi il questore Vincenzo Feltrinelli, il generale dei carabinieri Michele Sirimarco, il colonnello della Finanza Alberto De Ventura, con i loro attestati di stima. Grazioso l’olmo campestre che gli ha donato l ’ufficiale Rapposelli della Forestale così come importante il simbolo della toga d’oro che il presidente Tenaglia gli ha regalato dopo aver confessato la propria emozione. Anche il rettore Carmine Di Ilio, in prima fila, ha portato il suo saluto accademico. Mentre il decano delle toghe Orsini gli ha donato un: «Lei procuratore ha onorato Chieti». Davvero un cerimonia mai vista prima, che si è chiusa con il saluto degli impiegati della giustizia, rappresentati da Anna Biffi, e della squadra dei sostituti, tra i quali ha preso la parola la pm Campo che si è detta felice per la promozione ma triste per la partenza. Infine don Franco, il prete amico, abbraccia il magistrato che lascia Chieti e che saluta gli oltre 150 presenti con un discorso letto, il che la dice lunga sull’emozione dello stesso Mennini abituato a requisitorie a braccio e indimenticabili. Emanuela piange quando il capo condivide con tutti la promozione. E scattano due minuti d’applausi. Non lascia nemici Mennini a Chieti. Potrebbe non essere un bene per un inquirente se non fosse per il suo indiscusso rigore giuridico e morale.