Telefoni in carcere con il drone: ecco com’è fallito il tentativo

L’intervento di tre agenti della polizia penitenziaria liberi dal servizio blocca l’ingresso di 22 cellulari Per altri sequestri indaga la Dda di Catanzaro: nell’istituto ci sono imputati del processo Rinascita-Scott
LANCIANO. È grazie all’iniziativa di tre agenti di polizia penitenziaria liberi da servizio, se è stato possibile bloccare l’accesso di 22 telefoni nel supercarcere di Villa Stanazzo. A tentare di fare entrare i dispositivi, utilizzando un drone, due giovani campani, lui neomaggiorenne e lei minorenne, fermati e poi denunciati.
SEQUESTRI DI CELLULARIA portare all’epilogo di domenica è stata una serie di ritrovamenti di telefoni nel carcere frentano che ospita detenuti appartenenti alla criminalità organizzata e provenienti da altre regioni. Nelle ultime settimane sono stati diversi i sequestri di mini cellulari e smartphone da parte della polizia penitenziaria. A questi sequestri si è interessata anche la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, visto che a Villa Stanazzo sono detenuti alcuni imputati del processo Rinascita-Scott, l’inchiesta sulle ‘ndrine del Vibonese.
L’INDAGINEGli agenti hanno continuato a ritrovare cellulari malgrado l’intensificazione di controlli e perquisizioni, sia nei pacchi indirizzati ai detenuti sia sui familiari in visita per i colloqui. Da qui l’idea che l’accesso dei dispositivi potesse avvenire dall’esterno. Durante la settimana gli agenti hanno eseguito perlustrazioni e preso informazioni. Domenica tre agenti hanno scelto di dedicare la giornata di riposo all'attività d’indagine e, in accordo con il comandante Gino Di Nella e il direttore del carcere Mario Silla, dalla mattina si sono appostati nelle campagne intorno all’istituto. Nel primo pomeriggio è arrivata una Fiat Panda che ha fatto prima un giro di controllo e dalla quale è poi scesa la giovane coppia.
IL DRONE IN VOLOQuando il drone, con il carico di telefonini, ha passato il muro di cinta dalla parte posteriore del carcere, gli agenti sono intervenuti per fermare e identificare i due giovani. Il ragazzo, maggiorenne da qualche giorno, e la ragazzadi poco più piccola, sono stati denunciati rispettivamente alla Procura di Lanciano e a quella per i minorenni dell’Aquila, per il reato tentato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. Il drone è stato fatto atterrare nel cortile dell’istituto. Al velivolo telecomandato era attaccata una busta di nylon con 11 mini cellulari e 11 smartphone, destinati forse ad essere rivenduti nel carcere. I poliziotti hanno poi atteso che l’accompagnatore tornasse a riprendere la coppia. L’uomo è parente di un detenuto, ma a suo carico al momento non c’è nulla. Le indagini proseguono.
PLAUSO AL PERSONALE«Plaudo ai colleghi e al personale di polizia penitenziaria», dice Pietro Di Campli (Sappe), «che tra grandi difficoltà sono riusciti a portare a termine l’operazione. C’era un senso di frustrazione nel sequestrare i cellulari e non capire da dove venissero, malgrado i controlli scrupolosi. Se ci fossero ancora le sentinelle, alcune situazioni sarebbero evitate». Invece per 250 detenuti, gli agenti in servizio sono meno di 120. «Mancano 35 unità, nella realtà quasi il doppio», nota Ruggero Di Giovanni (Uilpa), «a chi chiede fondi e strumenti tecnologici dico che prima di tutto serve personale».
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