Tempesta l’ex di sms e chiamate, a processo

18 Febbraio 2021

Chieti. Nei guai un 31enne: è accusato di aver pedinato la donna screditandola anche come madre

CHIETI. Ha tempestato l’ex compagna di messaggi e telefonate. Era diventata la sua ossessione, perché voleva sapere in ogni modo dove si trovasse e, soprattutto, con chi. Poi, ha cominciato anche a pedinarla e a screditarla come donna e come madre davanti a parenti e amici. Ieri mattina un uomo di 31 anni è stato mandato sotto processo, con l’accusa di atti persecutori, dal giudice del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino: la prima udienza è in programma il prossimo 4 luglio. L’imputato, difeso dall’avvocato Goffredo Tatozzi, respinge ogni accusa. La vittima, invece, è assistita dall’avvocato Rossella Gasbarri: fino al luglio dell’anno scorso, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Marika Ponziani, la giovane è stata costretta a vivere nell’ansia e a modificare le proprie abitudini, limitando uscite e vita sociale.
La donna ha denunciato di aver subito, durante gran parte del periodo di convivenza, soprusi e angherie di ogni genere per mano del compagno; comportamenti che l’hanno costretta in più circostanze a metterlo alla porta. «Gli ho permesso di tornare a casa in più occasioni», ha raccontato la vittima, «perché ero spinta dall’errata convinzione di dover assicurare al figlio la presenza del padre. Ma, inevitabilmente, tutto tornava come prima: i controlli costanti per verificare dove mi recassi, le offese continue sul modo di cucinare o di prendersi cura di nostro figlio anche in presenza del piccolo, le umiliazioni di fronte agli amici, le assillanti telefonate fatte ai miei genitori durante le quali non risparmiava ogni genere di offesa e di infamante calunnia».
La donna ha deciso di mettere fine alla relazione nel 2016. «Ma lui non ha perso occasione per denigrarmi, anche alla presenza di nostro figlio, descrivendomi come una donna che preferirebbe spassarsela con gli amici piuttosto che stare con il piccolo. Sempre alla presenza del minore, si è lasciato andare a volgari allusioni su presunti rapporti intimi che io consumerei nel letto di nostro figlio. Ogni circostanza diventa il pretesto per offendermi e per fare credere al bambino che io lo lascerei dai nonni materni per andarmi a divertire. In più occasioni, al termine dei suoi deliranti rimbrotti, mi ha rivoto l’invito a “stare attenta”». La vittima ha riferito di essere stata costretta a rivolgersi a un avvocato. «E lui ha cominciato a vedere nostro figlio sempre con meno costanza. In questo modo, lui ha il completo controllo sulla mia vita, visto che devo occuparmi sempre del bambino». (g.let.)