Tempi lunghi per la verità

5 Aprile 2017

Ranni, slitta l’autopsia sull’ex professore trovato impiccato nel suo appartamento

CHIETI. Ci vorrà più tempo del previsto per svelare il giallo d’oltreoceano sulla morte del teatino di 72 anni Fernando Ranni. L’ex professore di matematica in pensione, è stato ritrovato impiccato alla maniglia di una porta dell’appartamento in cui viveva in affitto nel quartiere Conde di Boca Chica, del comune della provincia di Santo Domingo. Si era trasferito lì ben 25 anni fa, facendo la spola tra il sud America e l’Italia. Ma ora i familiari attendono notizie, quando sembra che l’autopsia sul corpo di Ranni, che in principio era programmata per lunedì, possa essere ora slittata di tre o quattro giorni. Poi ce ne vorrebbero almeno altri quaranta per capire cosa sia effettivamente accaduto: omicidio o suicidio? È questa la domanda principale a cui dare risposta. Nel frattempo una sola telefonata dal Ministero avrebbe avvertito i parenti della presenza delle autorità italiane nella capitale dominicana, per monitorare sulla necroscopia e sui risvolti delle indagini. E così l’ansia per l’attesa dei risultati, nei parenti e negli amici, sale. Anche perché la salma di Ranni, trasportata a Santo Domingo il giorno del suo ritrovamento, è stata già fotografata: ecchimosi e tumefazioni sul corpo sarebbero state rivelate dalle immagini inviate direttamente ai familiari. Che non credono assolutamente all’ipotesi di suicidio. Ranni, inoltre, aveva già il biglietto per il volo di ritorno nella sua città previsto per oggi. E sarebbe ritornato di nuovo a Boca Chica solo a novembre prossimo, mentre il professore era riuscito a contattare sua sorella proprio il giorno prima del tragico avvenimento. Avrebbe così voluto trascorrere diversi mesi a Chieti, per poi tornare in autunno nel Comune dominicano, quando negli ultimi tempi era riuscito anche a vendere la casa di Boca Chica ad un acquirente che gli offrì 40mila dollari. Insomma, il professore, a detta di amici e parenti, sembra che non avesse alcuna intenzione di togliersi la vita. A pensarlo sono in molti. Mentre fioccano esternazioni di cordoglio dalla sua città, dai tanti che chiedono chiarezza sulle dinamiche dell’accaduto.

AMAVA LA VITA Lo dicono gli amici che lo conoscevano da sempre. Un entusiasmo per le cose del mondo che lascia intendere anche l’amico Walter Palumbo: «Da giovani avevamo messo su un circolo ricreativo, il Jolly Club 70 e lui era il presidente, io il vice. Lo ricordo sempre come una persona disponibile, allegra, mai pensierosa. Gli volevamo bene, era dinamico, ci potevi sempre contare». Palumbo ricorda «le grandi gite in montagna per raccogliere funghi», che «Fernando era un bravo cuoco. Amava passare le serate in allegria». Fino all’esperienza sudamericana: «Iniziò a fare la spola e gli dicevo sempre di stare attento. Che poteva rischiare grosso in quel mondo con regole particolari. Ma lui rispondeva ogni volta sorridendo, dicendo che non aveva paura, che sapeva come districarsi. In ogni caso aveva una grande passione per la fotografia e ricordo anche che soffriva molto il freddo, voleva raggiungere i paesi caldi. Nel periodo invernale, infatti, stava a Santo Domingo e tornava qui in primavera. E per come lo conosco, è impossibile che si sia impiccato». Poi anche l'amico Sergio Iezzi: «Ci conoscevamo da tempo. Era un carissimo ragazzo, molto sensibile, molto umano. Ci siamo conosciuti a ridosso dei tempi dell'università, quando passavamo il tempo insieme nel Club Jolly 70, un ritrovo di studenti universitari». Ma neppure Iezzi crede nell'ipotesi di suicidio: «Per come era il suo modo di essere escluderei categoricamente che si sia tolto la vita: conoscevo la sua voglia di vivere, che gli piaceva viaggiare, che amava la compagnia, stare fuori. Mi parlava poi, prima di Natale, della casa che aveva a Chieti e che voleva finire di arredare, ci siamo incontrati anche a settembre».