Tenaglia e la trepida attesa «Giuro per valori e libertà»

1 Settembre 2019

Intervista al giudice scelto per indossare l’abito del magistrato delle fiere «Questa manifestazione non è folclore ma richiama l’identità di un territorio»

LANCIANO. L’emozione c’è, come anche la paura di fare qualche “gaffe”, ma ad avere la meglio è la voglia di farsi trasportare dalla magia di un mondo lontano secoli ma che nel suo messaggio di apertura dei confini a culture diverse e alla fame di giustizia è quanto mai attuale. È in trepidante attesa di indossare oggi i panni del Mastrogiurato, Lanfranco Tenaglia, 57 anni, presidente del tribunale di Pordenone, ex componente del Csm, ex deputato originario di Orsogna ma cresciuto a Lanciano dove ha mosso anche i primi passi nel tribunale. Un uomo di giustizia scelto dall’associazione Il Mastrogiurato per ricordare una figura storica, istituita nel 1304 da Carlo D’Angiò in molte città del Regno di Napoli, che della giustizia era simbolo nel Medioevo e che aveva il principale compito di garantire a tutte le persone, da qualsiasi parte del mondo arrivassero, di qualsiasi religione fossero, gli stessi diritti e gli stessi doveri durante le fiere per cui Lanciano era famosa.
Giudice, domani (oggi per chi legge, ndc) avrà tutti gli occhi puntati addosso visto che indosserà i panni del Mastrogiurato, nella nuova rievocazione storica: è emozionato? Come sta vivendo l’attesa?
«Devo dire che alla vigilia del corteo l’emozione è ancora maggiore di quella provata quando sono stato informato di aver ricevuto l’onore di indossare i panni del Mastrogiurato che per me rappresenta anche un impegno, quasi fosse istituzionale».
In questi giorni ha partecipato agli eventi della Settimana medievale, l’ha vista con occhi diversi?
«Sì, molto diversi. In passato sono stato spesso spettatore, ora mi sono sentito molto più coinvolto. Sono stato alla Tenzone dei quartieri, questa sera (ieri sera per chi legge, ndc) alla Rocca, alle Torri montanare. Sono cresciuto a Lanciano, qui ho studiato e mosso i primi passi nel mondo del lavoro e quando torno in Abruzzo passo qui. Vivere da protagonista questa manifestazione così importante per la città ha un sapore diverso. C’è una grande organizzazione, un grande impegno dell’associazione, del presidente Danilo Marfisi e di tanti volontari; un lavoro che va valorizzato».
Una scelta che l’ha sorpresa, quella dell’associazione, e che ha avuto risalto anche in Friuli, dove vive?
«È una scelta che mi onora e che mi ha colpito. La stampa anche in Friuli ha dedicato spazio al Mastrogiurato, ha spiegato cosa fosse. Ho avuto tanti attestati di stima da colleghi, magistrati, dall’avvocatura a Pordenone e ora sono tutti curiosi di vedere le immagini del corteo».
Un magistrato che vestirà i panni di un “mastro giurato” del Trecento: sono figure simili ancora oggi? La rievocazione ha ancora valore?
«Sì, hanno ancora punti in comune. In questi giorni sto toccando con mano che questa non è una manifestazione folcloristica, non è una semplice rievocazione ma richiama l’identità di un territorio; è la riaffermazione di quello che Lanciano e la Frentania erano e sono ancora oggi nel mondo dell’economia, della cultura. La figura del Mastrogiurato incarna anche i nostri dettami costituzionali di servire con giustizia il paese e accogliere gente di ogni nazione».
È preoccupato di dover pronunciare il giuramento in latino?
«Ho provato il giuramento e ci sono un paio di sostantivi un po’ insidiosi, spero di non sbagliare. Il vestito? Vista la mole, mi calza a pennello!».
E quel giuramento secondo lei è ancora attuale?
«Certo. Quando dico che questa non è una semplice manifestazione mi riferisco anche e soprattutto al giuramento che rispecchia nei valori anche quello pronunciato da noi magistrati che lavoriamo per servire l’Italia, rispettare le leggi, la libertà dei cittadini. Nel giuramento si dice di servire la patria con dignità e onore, garantire le liberà, dare “giuste sentenze” e “ottimo discernimento”. C’è anche l’apertura al mondo, “nell’accogliere benignamente e generosamente le genti di ogni paese”».
Prima faceva riferimento all’organizzazione e al fatto che ci sono molti giovani volontari: è importante la loro presenza secondo lei?
«Fondamentale, così i ragazzi si avvicinano alla tradizione, alla cultura della città e del territorio. Facendo volontariato accrescono l’impegno sociale per qualcosa che gli appartiene, che non è lontano. Le tradizioni le creiamo noi cittadini e dobbiamo impegnarci a mantenerle».
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