Tenta di uccidere il cognato per 50 euro

16 Novembre 2015

Paura in via dei Lucani, giovane si barrica in casa della sorella. La resa dopo ore di trattative con il capitano dei carabinieri

CHIETI. Sferra due coltellate al cognato per 50 euro. Manca il bersaglio ma lo sfiora all’orecchio. Antonio Di Nenno è fuori di sè. A 28 anni la sua vita è precipitata in un baratro. Il marito della sorella evita i due fendenti solo grazie ad una terza persona che assiste al dramma familiare e fa in tempo, con un guizzo, ad afferrare un braccio all’aggressore.

E’ un attimo, ma basta al cognato per lanciarsi verso le scale rotolandosi fino a farsi male. Mentre il testimone esce nella veranda e si cala sulla strada e lui, Di Nenno, sempre più accecato dall’ira, prima si barrica in casa, con l’anziano padre, e poi si affaccia alla finestra impugnando un coltellaccio da cuoco e urlando ai carabinieri che hanno circondato il palazzo in via dei Lucani al Tricalle: «Non vi avvicinate o succede un macello. State lontani se no mi ammazzo». Dal basso, il capitano Federico Fazio, comandante della compagnia dei carabinieri di Chieti, mantiene la lucidità e la determinazione. «Di che cosa hai paura?», gli ripete, «lascia il coltello, si risolverà tutto». Ma la trattativa è drammaticamente lunga. Dura oltre un’ora nel quartiere terrorizzato dagli eventi. Finché Di Nenno si convince e s’arrende al capitano che ha saputo parlargli facendogli sbollire il raptus di rabbia.

Così il giovane, nato a Penne da mamma pennese e papà lancianese, ma residente a Fermo con la compagna, viene arrestato con l’accusa di tentato omicidio aggravato. «Per fortuna non è accaduto nulla a mio marito, Massimo sta bene. Ringrazio i carabinieri perché sono stati determinanti. Ma voglio anche dire che mio fratello era una persona normale. Anche noi siamo persone normali. Forse il forte stress lo ha spinto fare ciò che ha fatto», dice la sorella di Di Nenno che è doppiamente sconvolta.

Ma perché il dramma, che poteva sfociare in omicidio, si è consumato in una famiglia normale? La ricostruzione del fatto ci aiuta a capire tutto. E’ l’ora di pranzo di sabato scorso. Di Nenno è ospite della sorella. E’ partito da Fermo un paio di giorni prima dopo una discussione con la compagna. Il loro rapporto è in crisi, anzi si sarebbe spezzato. Ora, seduto a tavola con il padre e il cognato Massimo, chiede 50 euro a quest’ultimo perché lo ha aiutato al negozio (non diciamo di quale attività si tratta per tutelare la vittima). Ma quei soldi servono a Di Nenno solo per andare a Fermo e vendicarsi con la compagna che lo ha lasciato. E’ lui che in preda all’ira lo dice. Massimo però capisce che il fratello di sua moglie è fuori di sè.

Cerca quindi di calmarlo e non gli dà i 50 euro. Ma quel no fa esplodere una bomba innescata. Di Nenno va nell’altra stanza, afferra il coltello, torna e sferra le due pugnalate che sfiorano il cognato al volto solo perché la quarta persona presente afferra il braccio all’aggressore. Massimo fa in tempo a fuggire, a cadere per le scale e a telefonare ai carabinieri che arrivano immediatamente sul posto dove sei uomini in divisa e il capitano Fazio si trovano davanti agli occhi una scena che avrebbe paralizzato chiunque per la paura. Ma quel giovane sul balcone che brandisce il coltello, minacciando di uccidere chi s’avvicina o di ammazzarsi facendo harakiri, non fa desistere l’ufficiale dei carabinieri che trova le parole giuste per evitare un pomeriggio di sangue per 50 euro.