Tentata estorsione all’agricoltore: in quattro ora vanno a processo

All’imprenditore di Furci erano stati chiesti 25mila euro per riavere un trattore e gli attrezzi rubati Le indagini partite dalla denuncia della vittima. Gli accusati sono di Termoli, Atessa e Torremaggiore
VASTO. Avrebbero tentato di estorcere del denaro a un imprenditore che aveva subito il furto di un trattore e di altri attrezzi agricoli per un valore di circa 25mila euro. In quattro dovranno comparire il 21 marzo prossimo davanti al gup del tribunale di Vasto Fabrizio Pasquale per rispondere di tentata estorsione. Rischiano una condanna di sette anni. A inchiodare i quattro (A.Z., 45 anni di Termoli; F.D.S., 67 anni, pugliese di Torremaggiore; N.T., 40 anni, di Termoli; G.S., 47 anni di Atessa) ci sarebbero dei messaggi intercettati dai carabinieri della stazione di Furci che hanno indagato insieme ai colleghi del Nor.
Gli investigatori sono arrivati al quartetto indagando su M.Z., 28 anni, sorvegliato speciale residente a San Salvo per il quale si è proceduto separatamente con un’indagine parallela, coordinata nel 2021 dall’allora procuratore capo di Vasto Giampiero Di Florio. La vittima, S.D.P. di Furci, è pronta a costituirsi parte civile.
Stando alle accuse del sostituto procuratore Vincenzo Chirico, nel 2021 A.Z., G.S. ed N.T., dopo aver saputo che l’imprenditore di Furci aveva subito il furto di un trattore gommato e di altri attrezzi e utensili agricoli, grazie a un mediatore hanno incontrato la vittima e, senza tanti giri di parole, con un atteggiamento minaccioso prima hanno chiesto 150 euro e, subito dopo, altri mille per riottenere la refurtiva. Diversa la contestazione per F.D.S.: quest’ultimo, secondo la ricostruzione della procura, in seguito al furto subito dall’agricoltore, avrebbe aiutato i complici cercando di confondere i carabinieri di Furci, sostenendo che il trattore rubato gli era stato proposto in vendita da alcuni stranieri, di cui però non era in grado di riferire l’identità. In realtà i carabinieri non sono caduti nel tranello e ben presto sono riusciti ad acquisire elementi a carico dei quattro complici. I difensori degli indagati, gli avvocati Alessandro Orlando, Alessandro Cerella, Raffaele De Simone, Francesco Marchesani e Nicola Chieffo, nel corso dell’udienza di convalida cercheranno di smontare il castello accusatorio. Il loro compito non sarà facile.
L’indagine era partita grazie alla denuncia presentata dall’agricoltore, che ha raccontato anche che, mentre cercava il materiale rubato, era stato avvicinato da un personaggio che gravitava nell’ambito della malavita locale. Quest’ultimo gli aveva prospettato la possibilità di riavere la sua merce dietro pagamento di un compenso in denaro, quello che in gergo viene chiamato “cavallo di ritorno”. Il reato di estorsione è punito con il carcere: l’articolo 629 prevede una pena che parte da sette anni e in alcuni casi arriva a venti anni, oltre a pesanti ammende pecuniarie.
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