Tentato omicidio, Lattanzio assolto in appello

26 Maggio 2016

I giudici: «Non fu lui a sparare contro Pellerani». In primo grado a Vasto fu condannato a 8 anni

VASTO. Assolto e finalmente libero. Per Michele Lattanzio, 36 anni, operaio vastese finito davanti ai giudici con l’accusa di tentato omicidio, l’odissea è finalmente finita grazie alla sentenza della Corte d’appello dell’Aquila. Non fu lui a guidare la moto della spedizione punitiva contro Yari Pellerani. Annullata la pena inflitta il 15 marzo 2015 con rito abbreviato dal gup Stefania Izzi: 8 anni di reclusione. Secondo le indagini degli investigatori, Lattanzio sarebbe stato uno dei due killer che il 9 aprile 2014 cercarono di uccidere Yari Pellerani sparandogli alle spalle da una moto Ducati in corsa. Diversa l’opinione dei giudici della Corte d’appello dell’Aquila che il 23 maggio hanno assolto Lattanzio “per non aver commesso il fatto”. Annullati anche gli arresti domiciliari. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Orlando è tornato in libertà. Fondamentale per la corte composta dai giudici Armanda Servino, Marco Flamini e Flavia Grilli, la lettura dei tabulati telefonici. Le immagini video sono state giudicate inoltre poco chiare. Le intercettazioni che avevano messo nei guai Lattanzio, lo hanno invece aiutato in appello davanti alla corte aquilana. Il processo a carico di Lattanzio, coinvolto con altre 4 persone nei due tentati omicidi avvenuti in città l’8 aprile e il 4 giugno 2014 era iniziato alla fine di quell’anno. La vittima del primo tentato omicidio fu Pellerani. Avvicinato da una moto mentre tornava a casa, fu ferito con quattro colpi di arma da fuoco. Il 4 giugno all’esterno del bar Del Giglio un giovane aggredì a colpi di ascia Michele Lattanzio. Per i carabinieri e la polizia lui e un amico, furono i due autori del tentato omicidio di Pellerani. Lattanzio ha sempre rigettato le accuse. Per questo ha chiesto e ottenuto il giudizio con il rito abbreviato. In primo grado però e' arrivata la dura condanna. Ora la Corte d’appello ha ribaltato la sentenza. (p.c.)

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