Tentò la rapina col machete, pena dimezzata

San Salvo, in appello condanna ridotta a 2 anni e 6 mesi a D’Alò che lascia il carcere per i domiciliari
VASTO. Riduzione della pena e arresti domiciliari al posto del carcere. I giudici della Corte d’appello dell’Aquila hanno riformulato la sentenza di condanna per Marcello D’Alò, 40 anni, di San Salvo. In primo grado il giudice Caterina Salusti aveva condannato l’uomo a quattro anni e quattro mesi di reclusione con rito abbreviato. In appello la pena è stata ridotta a 2 anni e 6 mesi. Soddisfatto il difensore dell’imputato, l’avvocato Raffaele Giacomucci. «I giudici d’Appello hanno accolto le mie considerazioni sulla non premeditazione dell’accaduto», commenta il penalista. L’accusa a carico di D’Alò era di tentata rapina aggravata. Il 16 giugno 2016 l’uomo si è reso protagonista di un episodio che in paese ricordano ancora tutti. Armato di machete e pistola, scalzo e a torso nudo ma con un passamontagna in testa, era entrato in un negozio di alimentari per mettere a segno una rapina. La squadra anticrimine del commissariato era a San Salvo per una attività di contrasto ai reati in materia di stupefacenti. Stavano pedinando diversi sospettati quando erano dovuti intervenire con urgenza nel negozio. La polizia aveva intimato all’uomo di deporre il machete e alzare le mani, ma lui si era voltato di scatto e sollevato il machete si era scagliato contro gli agenti tentando di decapitare quello più vicino. Nella zona erano accorse centinaia di persone. Gli agenti, per evitare che D’Alò potesse sparare e ferire uno dei numerosi testimoni presenti alla scena, avevano ingaggiato una colluttazione con il quarantenne riuscendo a disarmarlo e a immobilizzarlo. Per gli agenti Antonio Scarlato, Angelo Di Pardo e Romualdo Di Stefano non è stato affatto facile riuscire a bloccare l’uomo. La drammatica vicenda è stata rivissuta davanti alla Corte aquilana che ha tenuto conto della tesi della difesa secondo la quale D’Alò avrebbe raggiunto il negozio di alimentari solo per vendicare la compagna che poco prima era stata maltrattata. Era furioso proprio per questo. A provarlo sarebbe stato il particolare dei piedi scalzi. La condanna è stata quindi dimezzata. D’Alò, in carcere dal giorno dell’arresto, ha potuto lasciare la casa circondariale di Torre Sinello e tornare a casa in regime di arresti domiciliari. Una sentenza che ieri ha diviso la città.
Paola Calvano
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