Terremoto, bloccate oltre 250 pratiche

Gli ingegneri teatini svelano al Centro il grande bluff della prevenzione: i nostri progetti valutati da chi non è all’altezza
CHIETI. Normativa antisismica all'anno zero in provincia di Chieti, con centinaia di pratiche ancora da autorizzare, per un investimento edilizio complessivo di almeno 50milioni di euro, praticamente fermo negli uffici di competenza. Il blocco non riguarda solo il lavoro degli ingegneri e l'economia edilizia, ma l'intera certificazione antisismica che è obbligatoria per legge nelle zone sismiche 1 e 2 (praticamente oltre la metà dei comuni della provincia teatina) e tutti gli edifici pubblici e di rilevanza. E' la denuncia, forte, di un "addetto ai lavori", il presidente dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Chieti, Nicola Centofanti che si fa portavoce delle preoccupazioni di decine di professionisti in apprensione ormai da mesi. La questione è drammaticamente attuale: l'ufficio sismico della provincia di Chieti (di competenza tuttavia regionale) è sprovvisto di personale, dal punto di vista numerico e da quello delle competenze tecniche, in grado di valutare e istruire le pratiche che per legge da quest'anno ogni ingegnere che intende avviare un cantiere deve presentare. L'Abruzzo, e in particolare la provincia di Chieti, sono in ritardo su tutto secondo quanto denunciato dagli ingegneri teatini. Innanzitutto sull'applicazione della legge sismica del 2011 approvata in Regione solo nel 2016. Questo ha comportato che, da marzo-aprile di quest'anno, qualsiasi nuova costruzione pubblica o privata deve sottostare a una specifica autorizzazione sismica oltre a quella urbanistica e ad un deposito per conformità di tipo formale che si dovevano presentare in precedenza. Secondo un calcolo approssimativo dell'Ordine degli ingegneri si tratta di almeno 250 pratiche ancora da istruire. Perché questo ritardo? L'intero comparto che decide della conformità sismica di qualsiasi tipo di intervento edilizio (anche la realizzazione di un pergolato), e dunque della salvaguardia della vita umana, deve passare in uffici che, per l'Ordine degli ingegneri di Chieti «sono fortemente sottodimensionati».
«Il timore è che si voglia chiudere l'ufficio di Lanciano - commenta Centofanti - per far passare tutto sotto l'egida di Pescara, un ennesimo esempio di collasso degli enti teatini in una provincia che registra invece il più alto numero di pratiche edilizie in Abruzzo. L'ufficio sismico della provincia di Chieti è sprovvisto di un dirigente - prosegue il presidente dell'Ordine - ed è l'unico caso in Abruzzo. E' presente solo un responsabile del servizio, ma a "scavalco" con l'ufficio sismico di Sulmona ed è quindi nella sede teatina al massimo tre mattine a settimana. Non è assunto alcun tecnico laureato ingegnere (l'unico competente in materie di pratiche e sopralluoghi antisismici ndc), ma sono incaricati a tempo tre ingegneri esterni il cui incarico cesserà a fine anno». Sono inoltre presenti sette tecnici di Abruzzo engineering che però, per gli ingegneri teatini, «hanno limitate conoscenze della materia sismica e non sono in grado di istruire pratiche di autorizzazione e controllo». Nell'ufficio di Lanciano inoltre sono presenti un istruttore amministrativo, un geometra e un perito agrario, ma nessun ingegnere. «Se la sicurezza e l'incolumità dei cittadini si dimostra anche con l'efficienza dell'organizzazione della macchina amministrativa - conclude Centofanti - possiamo dire che i teatini sono figli di un Dio minore?».

