Terrorismo, giovane in carcere: «Istigava a compiere attentati»

30 Dicembre 2021

Il pakistano Arslan Faiz, 31 anni, lavorava in un autolavaggio di Francavilla sulla Nazionale Adriatica L’accusa: «Alimentava l’odio verso l’occidente e inneggiava ai talebani su Facebook e Whatsapp»

CHIETI. Da Francavilla al Mare istigava a compiere attentati jihadisti e alimentava l’odio verso l’Occidente, come racconta la vignetta sequestrata dagli investigatori che raffigura una piscina piena di sangue in cui è immerso il presidente degli Stati Uniti. I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) hanno eseguito un decreto di fermo disposto dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo dell’Aquila nei confronti del pakistano Arslan Faiz, 31 anni. Il provvedimento è stato convalidato dal giudice e – ieri mattina – al giovane, già rinchiuso nel carcere di Bari, è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale dell’Aquila: deve rispondere del reato di «istigazione a delinquere aggravato dalla finalità di terrorismo». Lo straniero, già residente a Francavilla, dove ha lavorato per circa tre anni in un autolavaggio sulla Nazionale Adriatica Sud, lo scorso 18 agosto aveva ricevuto un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale per ordine e sicurezza pubblica, firmato dal prefetto di Chieti Armando Forgione, e si trovava perciò a Bari in attesa dell’esecuzione del rimpatrio coattivo.
Le indagini, condotte dalla sezione anticrimine dell’Aquila, sono state coordinate dal procuratore Michele Renzo e dal pm Simonetta Ciccarelli. L’inchiesta, spiegano gli investigatori, ha consentito di dimostrare «un rapido ed intenso processo di “autoradicalizzazione” islamica del pakistano, che aveva assunto connotazioni estremiste di natura salafita», ovvero la corrente più oltranzista della religione. «Indizio, quest’ultimo, che ha spinto gli inquirenti a svolgere ulteriori attività investigative nei confronti di Faiz, che hanno permesso di documentare una sua continua attività di propaganda, tramite Facebook, consistente in post e commenti a favore dei metodi terroristici e delle vittorie delle milizie talebane».
Il pakistano è accusato di aver inoltrato a più persone, attraverso Whatsapp, video e fotogrammi di propaganda jihadista, «palesando un’esplicita attività di istigazione a commettere i delitti di partecipazione ad associazioni con finalità di terrorismo ed attentati terroristici. Faiz si rivolgeva in lingua urdu ai propri concittadini, sia quelli residenti in Italia che in Pakistan, tentando di influenzarli in senso radicale, pubblicando immagini elogiative dei talebani e, in particolare, dell’organizzazione terroristica Tehrik-i-Taliban Pakistan».
Sul suo telefono, precedentemente sequestrato dai militari dell’Arma, sono stati infatti trovati molti video e fotografie, «alcuni dei quali anche pubblicati e condivisi sui social, dei campi di addestramento in Afghanistan, di miliziani armati, effigi di Osama Bin Laden e dei leader talebani, con espressioni elogiative nei confronti delle organizzazioni jihadiste, invitanti anche esplicitamente al martirio contro gli “infedeli”».
Così come non sono sfuggiti i commenti di giubilo del giovane dopo la notizia della rioccupazione talebana dei centri nevralgici dell’Afghanistan.
Gli investigatori hanno appurato che Faiz è riuscito ad aggirare il diniego di restare in Italia come rifugiato politico attraverso la protezione sussidiaria, misura alternativa che consente la stabilizzazione nel territorio che si è conclusa con l’ottenimento del permesso di soggiorno in quanto lavoratore regolarmente assunto.
Faiz, difeso dall’avvocato Danilo Iannarelli del foro dell’Aquila, sarà interrogato in videoconferenza nei prossimi giorni.
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