Terrorizzavano i commercianti: in carcere marito e moglie usurai

Colorinda Bevilacqua e il marito Ercole Spinelli devono scontare 6 e 9 anni di reclusione Ai negozianti facevano credere che i soldi in prestito arrivavano da alcune famiglie malavitose
CHIETI. Erano diventati l’incubo di commercianti, artigiani, pensionati e disoccupati teatini. Colorinda Bevilacqua, 57 anni, e il marito Ercole Spinelli (60) sono stati arrestati dai carabinieri: ora si trovano in carcere per scontare due maxi condanne per il reato di usura. Lei finirà di espiare la pena il 26 gennaio del 2027, lui il 7 ottobre del 2029. A notificare il provvedimento alla donna, già ai domiciliari nella sua abitazione del quartiere Tricalle, sono stati i militari della stazione di Chieti principale, coordinati dalla tenente Maria Di Lena e dal luogotenente Michelangelo Donvito. Il marito, invece, si era trasferito a Pescara: è finito in manette lo stesso giorno della coniuge.
LE ACCUSE Ad inguaiare definitivamente entrambi è stata un’inchiesta della procura teatina, che ha raccolto il grido di allarme di sette persone finite nel mirino della coppia. Già, perché moglie e marito terrorizzavano le vittime facendo credere che i soldi dei prestiti arrivavano da famiglie malavitose di Pescara e Ancona. Le indagini si sono via via allargate. Alle disavventure di un meccanico e di un fruttivendolo, si è aggiunta da subito quella di un altro ex negoziante. Tutto è cominciato, come ricostruito dal pm Lucia Anna Campo, da un prestito di 3.500 euro concesso da Spinelli e Bevilacqua nel settembre del 2017. A distanza di 30 giorni, i coniugi avrebbero chiesto la riconsegna «della somma di 800 euro a titolo di interessi», facendosi dare in garanzia «un assegno bancario compilato per l’importo di 4.300 euro». Alla scadenza del termine pattuito, la vittima «non disponeva dell’intera cifra». Così c’è stata la richiesta di altri 800 euro per ogni mese, «somma imputata sempre a titolo di interesse». In totale l’ex commerciante ha pagato 7.800 euro. In questo caso era scattata anche l’accusa di tentata estorsione perché i due imputati avevano provato a farsi consegnare dal malcapitato «ulteriori somme di denaro rispetto a quelle già corrisposte» minacciandolo pesantemente. Più nel dettaglio, gli dicevano che «il denaro apparteneva a famiglie malavitose di Ancona in carcere per omicidio e che si trattava di persone che non avevano paura di nulla, neanche della polizia e dei carabinieri, in quanto criminali armati».
LE INTERCETTAZIONI Più o meno con lo stesso metodo sarebbe stato intimidito anche un libero professionista. «Ci segniamo il tuo numero di telefono e l’indirizzo di casa perché dobbiamo comunicarlo a quelli di Pescara», ripetevano gli usurai. Nel mirino della sola Bevilacqua è finita anche una pensionata di 72 anni che non riusciva ad arrivare a fine mese. In questa circostanza i prestiti con interessi ritenuti usurari sono stati tre: in un caso, a fronte di 200 euro, l’imputata pretendeva la riconsegna di 250 euro a distanza di soli due giorni. Tra le vittime c’è anche la figlia della pensionata, che gestisce un negozio in centro storico. Gli investigatori hanno intercettato «imploranti richieste delle vittime di far stoppare il debito».
I PRECEDENTI Ma i trascorsi criminali della coppia non si limitano agli episodi di usura che si sono verificati tra il 2016 e il 2019. Bevilacqua, ad esempio, ha all’attivo già numerosi arresti per spaccio di droga, truffe e furti, soprattutto ai danni di anziani. In un’occasione, lei e altre due complici sono riuscite addirittura a spacciarsi per conoscenti di un’ignara coppia di pensionati, che le aveva ospitate a casa per un caffè, salvo poi scoprire che le donne avevano ripulito il cassetto dei gioielli con la scusa di andare in bagno. Ora, come calcolato dalla procura generale della Corte d’appello dell’Aquila, Bevilacqua dovrà scontare sei anni, un mese e cinque giorni di reclusione e il marito otto anni, nove mesi e 16 giorni.
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