Terza condanna per l’allenatore pedofilo

Per i giudici, Riccardo Furgiuele ha violentato in più occasioni anche un bambino di dieci anni: è l’undicesima vittima
CHIETI. Un’altra condanna, la terza per violenza sessuale. Riccardo Furgiuele, 55enne di San Giovanni Teatino, l’ex allenatore di baseball rinchiuso in carcere dopo 12 anni di reclusione diventati definitivi per gli abusi su nove piccoli atleti e 5 inflitti in primo grado per lo stesso reato nei confronti di un decimo bambino, è stato riconosciuto «colpevole» delle violenze anche verso un undicesimo allievo. Il tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudici a latere Maurizio Sacco e Giulia Colangeli), in continuazione con la sentenza passata in giudicato, gli ha inflitto la pena di un altro anno di reclusione. Furgiuele dovrà risarcire in separata sede le parti civili, ovvero i genitori del ragazzino, la Federazione italiana baseball e softball e l’associazione sportiva dilettantistica Chieti baseball, pagando subito provvisionali rispettivamente di 25mila euro, 2mila euro e mille euro.
L’ultima vittima che lo accusa, oggi 14enne, all’epoca dei fatti aveva appena 10 anni. Il ragazzino, nel corso dell’incidente probatorio, ha confermato le accuse già riportate nella denuncia presentata dai familiari, assistiti dall’avvocato Roberto Di Loreto. «All’inizio del 2019», hanno scritto i genitori nella querela, «mentre ci trovavamo tutti a casa per le festività natalizie, nostro figlio ci ha detto che aveva necessità e bisogno di parlarci di una cosa molto importante. Del tutto inaspettatamente, ha cominciato a raccontare del periodo in cui giocava a baseball e di come il suo allenatore lo avesse ripetutamente molestato. Dopo un primo momento di confusione e incredulità di fronte alla scioccante rivelazione, abbiamo cercato di capire come e quando ciò poteva essere avvenuto».
Gli abusi si sono consumati nel magazzino degli attrezzi dell’impianto sportivo di Santa Filomena, a casa della madre di Furgiuele e persino al mare. «Nostro figlio ci ha riferito che, in quelle circostanze, non è riuscito a reagire verbalmente, né fisicamente, né tantomeno a sottrarsi alla presa di Furgiuele che lo teneva stretto per i fianchi e che rimaneva in un angosciato silenzio».
L’allenatore, come raccontato dai genitori, era solito organizzare «eventi e occasioni in cui i ragazzi si incontravano con lui al di fuori degli allenamenti. Nello specifico, Furgiuele aveva pianificato una giornata da trascorrere al mare: gli abusi sono avvenuti in acqua. Nostro figlio ha riferito che ha deciso di non voler più praticare baseball perché voleva far cessare le violenze nei suoi confronti: non sapeva in quale altro modo sottrarsi a ciò che avveniva. Aveva timore che Furgiuele potesse andare oltre nelle sue violenze sessuali». E ancora: «A distanza di tempo, ha deciso di raccontarci tutto perché non riusciva più a tenere dentro di sé questo terribile segreto che gli provocava un enorme malessere. Ci ha confidato che non ha parlato prima con noi di queste cose perché aveva molta vergogna».
Le altre due parti civili sono rappresentate dagli avvocati Franca Zuccarini e Valentina Aragona. Prima della condanna, Furgiuele ha parlato in aula, negando le accuse e sostenendo di essere stato vittima di una macchinazione come già avvenuto in occasione dei precedenti processi.
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